Lista dei dipendenti stranieri: il governo May fa subito marcia indietro

«Brexit non riguarda solo il distacco dall’Unione europea. È qualcosa di molto più ampio allargandosi a tutto quanto l’Ue rappresenta…La sensazione spesso giustificata che il mondo funzioni solo per pochi privilegiati». Nessuna svista, il congresso è quello conservatore, non quello laburista o del fronte antiglobalizzazione; a esprimersi così non è il leader dell’opposizione Jeremy Corbyn, ma la signora primo ministro, Theresa May, che con queste parole ha calato la saracinesca sull’happening del Tory party a Birmingham, si legge su “il Sole 24 Ore”.

May attacca la globalizzazione

Evento che resterà nella storia del partito e del Paese per le mutazioni che annuncia di portare con sé. Una «rivoluzione quieta» quella del 23 giugno, ha detto la signora premier, apparsa sorda ai rumori che la sua ministra degliinterni. Amber Rudd, solleva da due giorni. L’idea di chiedere alle imprese il numero dei lavoratori non britannici che impiegano, buttata là dalla responsabile dell’Home office, ha sollevato reazioni stizzite e indotto il ministero a fare marcia indietro. Nessuna lista dovrà essere fornita dalle società con sede nel Regno Unito anche se una consultazione del ministero sarà fatta, anche se i test per le assunzioni all’estero saranno più severi, anche se i quiz attitudinaii agli studenti stranieri dovranno farsi più stringenti per mettere la mani solo «sui migliori», come Amber Rudd si auspica.

La sortita del ministro degli interni non è piaciuta a tutti i Tory

La replica della ministra degli interni alle polemiche sollevate dalle sue parole è stata consegnata a un’intervista alla Bbc pochi istanti prima che Theresa May desse la sua lettura sul mondo che verrà. «Intendo parlare di immigrazione e non voglio essere accusata di razzismo», ha detto Rudd mentre dalle imprese si sono sollevate critiche. «Sarà triste – ha commentato Adam Marshall della Camera di Commercio britannica – il giorno in cui avere manodopera internazionale sarà considerata una vergogna». L’associazione delle aziende manifatturiere (Eef) è stata esplicita. «Le società britanniche investono 45 miliardi di sterline all’anno in corsi di trainingeformazioneperaddestrare i lavoratori. Ma ci sono molte posizioni che devono essere coperte all’estero».