L’indagata (a 5 stelle) Muraro soffre per la gogna. Ma chi la fa, l’aspetti

«Il rispetto della dignità delle persone deve sempre collocarsi al primo posto, qualsiasi attività lavorativa e professionale si svolga. Sottoporre alla gogna mediatica un individuo, tentando di infangarne anche la vita privata, rappresenta l’opposto della nobilissima funzione che anima il mestiere del giornalista. La ricerca della notizia non dovrebbe mai trasformarsi in un atto di sciacallaggio volto a smontare, pezzo dopo pezzo, la vita degli esseri umani».

La Muraro: «No alla gogna mediatica»

Voi penserete che sia farina del sacco del Cavaliere o, se la riflessione vi sembra insieme troppo amara e troppo soft per essere ascritta allo scoppiettante repertorio berlusconiano, di un garantista di vocazione, uno che la gogna non augurerebbe neppure al suo peggio nemico. Invece no, cari lettori: parole e musica vengono da dove meno ve l’aspettate e a pronunciarle, anzi a scolpirle sul proprio profilo facebook, nell’ordine suesposto è nientepopopodimeno che l’assessore grillino all’Ambiente di Roma, Paola Muraro, la cui posizione giudiziaria, già critica, si è ulteriormente aggravata. La Muraro è la stessa che all’indomani della sua nomina nella giunta guidata (si fa per dire) da Virginia Raggi si precipitò negli uffici dell’Ama, la municipalizzata che gestisce il servizio di raccolta rifiuti nella Capitale, armata di telecamere col dichiarato obiettivo di rampognarne i dirigenti in diretta streaming a dimostrazione dell’implacabilità del nuovo corso nello stroncare inefficienze, sprechi e ritardi. Nella furia di farlo, tuttavia, aveva dimenticato di essere stata a lungo una ben retribuita consulente dell’azienda che ora voleva mettere sotto gogna e sotto tutela. E si sa come vanno a finire questi eroici furori: ti fanno le pulci, ti contano i soldi in tasca, poi esce fuori che tanta baldanza non te la puoi permettere perché qualche cosa di non proprio trasparente (e lecito) puoi averla fatta anche tu, qualche amicizia imbarazzante e interessata puoi averla coltivata anche tu e alla fine ti ritrovi iscritta nel registro degli indagati.

Deve dimettersi perché incompatibile con i Cinquestelle

Alla Muraro è andata esattamente così. E poiché non le è capitato proprio il lieto fine delle fiabe, le è tornata la memoria e ora si ricorda di concetti come quelli che ha postato su fb, che solo tre mesi fa l’avrebbero fatta scompisciare dal ridere. Oggi, invece, ne rivelano la sofferenza. Ma solo rassegnando le dimissioni la sua sofferenza diventerebbe un fatto politico. Dovrebbe farlo, infatti, non perché indagata ma perché incompatibile con gli standard forcaioli e manettari dei Cinquestelle. Che dovrebbero rendersi finalmente conto che pretendere di recitare la parte del boia sul patibolo mediatico anche quando si assumono responsabilità di governo è il modo più veloce per finire decapitati tra il plauso delle tricoteuse dell’informazione. Muraro docet.