L’Europa è divisa mentre la Russia va avanti: Putin ha la strategia vincente

Da ieri, proprio mentre a Bruxelles si arzigogolava con le parole dei documenti ufficiali, sono ripresi – secondo alcune fonti – i bombardamenti su Aleppo contro i ribelli che si oppongono ad Assad, segnando così la fine della tregua umanitaria concessa da Putin dopo le pressioni franco-tedesche nei suoi confronti. Nel frattempo, la Russia ha avviato – forse anche come reazione alla dislocazione di soldati Nato, inclusi militari italiani, in prossimità deisuoi confini Perché Mosca ha una strategia e Bruxelles no – lo spostamento dal Mar Baltico al Mediterraneo di un’imponente flotta navale, come non si vedeva dai tempi della Guerra fredda, si legge su “Il Mattino“.

Mosca ha una linea chiara, Bruxelles tentenna

Preludio, secondo molti analisti, ad un attacco militare che nei piani del Cremlino dovrebbe essere quello risolutivo contro le forze anti-governative. In un simile contesto, che lascia immaginare un aggravarsi dello scontro armato e un aumento delle tensioni intemazionali, minacciare genericamente nuove sanzioni – come se fosse questo l’unico strumento di cui si dispone per far sentire la propria voce sulla scena internazionale – sembra davvero un modo per certificare, ancora una volta, la difficoltà dell’Europa a trovare una strada politica comune. Opporsi ai disegni egemonici di Putin sembra in realtà una scelta condivisa a livello europeo, specie da quando quest’ultimo si è trasformato nell’idolo dei movimenti populisti e nazionalisti che, dalla Francia all’Italia, dalla Germania all’Austria, sono diventati la spina nel fianco di molti dei governi attualmente in carica.

Putin ha ispirato tanti movimenti in Europa

A livello ufficiale, nessuno in effetti se la sente di fare sconti a un leader che nemmeno si premura più di nascondere la sua scarsa dimestichezza conl’abbecedariodemocratico. Su questo versante la sintonia dell’Europa con l’Amministrazione americana in carica è piena e totale. Di ritorno da Washington, Matteo Renzi si deve essere certamente fatto portavoce con i suoi colleghi europei di cosa si aspettano da questi ultimi gli Stati Uniti. Ma a questa apparente risolutezza e concordia si accompagna anche, magari con dichiarata, la convinzione che forzare ulteriormente la mano contro la Russia, con nuove sanzioni dirette e andando oltre le semplici minacce verbali, non solo è controproducente sul piano economico (come l’Italia ha già pesantemente sperimentato negli ultimi anni), ma rischia di accollare alla Russia più responsabilità di quante non ne abbia, consentendo altresì a quest’ultima di presentarsi, non senza ragioni, come vittima di una campagna di criminalizzazione orchestrata da chi – Stati Uniti in testa – vuole convincere il prossimo di non avere alcuna colpa o responsabilità per lo stato di caos nel quale è piombato il mondo.