L’ennesimo sopruso di Trenitalia contro pendolari, turisti e studenti

Questa volta Trenitalia l’ha fatta grossa: ha nuovamente colpito immotivatamente gli utenti del suo (scarso) servizio. Come gli sfortunati pendolari sanno, da agosto il biglietto per viaggiare sui treni regionali varrà solo un giorno: ossia, al momento dell’acquisto si dovrà indicare la data in cui si intenda utilizzarlo, dopodiché scadrà. Quindi, chiunque, cambi programma, abbia un contrattempo, o decida di viaggiare un altro giorno, semplicemente perde i soldi già pagati. Trenitalia sostiene che si potrà cambiare la data (entro la mezzanotte del giorno per cui il biglietto è stato comprato), ma non è vero: come tutti sanno, arrivando la sera in una delle stazioni del Lazio, il biglietto non si può cambiare da nessuna parte, poiché tutti i venditori sono chiusi, idem per le biglietterie Trenitalia, alcune delle quali addirittura non aprono mai, così come i pochi tabaccai che ancora vendono i biglietti delle ferrovie: Trenitalia ha talmente complicato le cose che spesso neanche i bar della stazione accettano di venderne i biglietti. Quindi, sei obbligato a utilizzare il biglietto che hai comprato solo quel giorno, mentre i soldi che gli abbiano dato continuano ad avere corso legale anche nei giorni successivi. Prima c’era un sistema diverso, anche se discutibilissimo anch’esso: l’utente comprava un biglietto a fascia chilometrica, e lo utilizzava solo quando decideva di viaggiare, utilizzando dunque il servizio. E per utilizzarlo lo doveva timbrare (a Trenitalia dicono “obliterare”), e rimaneva valido per quattro ore. Non era perfetto, ma era più equo. Perché si è passati al biglietto quotidiano? Perché Trenitalia non era in grado di controllare i biglietti dei viaggiatori. Il personale, sempre pronto a scioperare per rivendicazioni salariali, non ha stavolta posto il problema della penalizzazione del biglietto quotidiano per i viaggiatori. E poi, per evadere il prezzo di una corsa erano necessarie due coincidenze difficili a realizzarsi: primo, che il viaggiatore salisse sul treno col biglietto non timbrato, e secondo, che il personale addetto non passasse a controllare i biglietti stessi. Col biglietto quotidiano è molto più comodo per Trenitalia: lo utilizzi o non lo utilizzi, l’hai pagato, e chi se ne importa se non usufruisci del servizio e se non puoi fartelo rimborsare. Si lavora di meno, sono tutti più sereni, la cassa è piena… ma il contratto con il cliente non è rispettato quando quest’ultimo non utilizzi il biglietto; e per giunta, di fatto non lo può cambiare.

Trenitalia, un servizio che peggiora ogni giorno

Ma perché abbiamo scritto l’ennesimo sopruso? È presto detto: sopruso è quando tutti i treni tutti giorni arrivano con ritardo, più o meno grave, e che questo ritardo il più delle volte non sia segnalato agli utenti. Sopruso è quando le carrozze sono sporche, quando nei bagni l’acqua non c’è, quando si viaggia in piedi per il troppo affollamento, quando le corse vengono soppresse all’ultimo momento, quando non si può mai più riavere un oggetto che si è dimenticato sul treno. Pensiamo agli studenti. Ma sopruso più grande – e forse anche peggio –  è quando sui tabelloni non si segnalano i ritardi, perché a successivi controlli e bilanci dell’azienda i treni in questo modo risultano aver viaggiato in orario. Ma anche il ritardo di cinque minuti andrebbe segnalato, perché cinque minuti per una commessa significano una decurtazione della paga, per uno studente un rimprovero di un professore, per uno che abbia un appuntamento una brutta figura, tutte conseguenze del comportamento inefficiente di Trenitalia. E poi, lo avete notato?, questi treni pendolari sono stati concepiti per funzionare in primavera e col sole: basta infatti un po’ di pioggia, per non parlare della neve, o un po’ di freddo, affinché i ritardi diventino maggiori. Ma forse il sopruso peggiore, comico se non fosse tragico, è quando il sofisticato sistema interno a monitor che indica le fermate, le indica… sbagliate: pensi di essere a un ospedale e invece sei già alla fermata dopo, se va bene. Passi per i pendolari, che le fermate le conoscono a memoria, ma per i turisti, gli stranieri, o per a quelli che vanno appunto in una struttura sanitaria e magari vengono da fuori, questo può essere un problema serio, che fa fare brutta figura non tanto a Trenitalia, a cui delle brutte figure non importa poi tanto, quanto per l’intero sistema produttivo italiano e per l’immagine del nostro Paese, gravemente danneggiata da questo modo di (non) lavorare. C’è un’ultima cosa da aggiungere, che forse getta un po’ di luce sul perché le cose vadano sempre peggio e nessuno paghi: il personale dei treni, alle legittime e quotidiane proteste dei viaggiatori di fronte ai continui e sistematici disservizi citati, risponde sempre di fare reclamo scritto. Questo vuol dire che ogni giorno migliaia di viaggiatori dovrebbero perdere il loro tempo – oltre a quello che ha fatto perdere loro l’inefficienza di Trenitalia coi soliti ritardi – per andare nell’ufficio della stazione, trovare quello aperto, trovare il personale, farsi consegnare il modulo del reclamo, compilarlo e restituirlo al personale che magari nel frattempo è andato da un’altra parte della stazione. È ovvio che nessuno ha il tempo di farlo, ed è altrettanto ovvio che su questo punta Trenitalia: non ci sono ritardi che risultino, non ci sono reclami, siamo efficienti. Sono le cifre che parlano. Peccato che siano cifre che non corrispondano alla realtà. L’ultima domanda è questa: perché non esiste un responsabile di tutto questo scatafascio che paghi in prima persona per i disservizi? E perché non c’è un parlamentare che invece di occuparsi dei massimi sistemi politici non faccia un’interrogazione in difesa della gente che lo ha eletto? Se Trenitalia volesse appurare la veridicità di quanto sin qui affermato, proponiamo di fare un’intervista, a qualsiasi ora, in qualsiasi stazione e a qualsiasi viaggiatore, in merito.