L’ennesima truffa dei rom Fiasché agli anziani, arrestata zingara pluripregiudicata

È una specialista del crimine più odioso, la truffa agli anziani, persone inermi che non possono difendersi. Maria Fiasché, zingara di 39 anni, pluripregiudicata, è stata arrestata per l’ennesima volta dalla polizia nei giorni scorsi a Bologna perché destinataria di una ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Giudice per le indagini preliminari di Bologna che la accusa di aver truffato pensionati con il così detto “sortilegio del sacchetto di sale“.
Alla donna, residente ufficialmente ad Ardea, in provincia di Roma, e attualmente detenuta nel carcere di Rebibbia, sono contestati stavolta due episodi di furto, commessi a luglio e a settembre a Bologna ma molti altri potrebbe averne compiuti essendo un’esperta del settore.
E’ ritenuta, infatti, una vera e propria “professionista” di questo tipo di reati ed è stata riconosciuta quando gli investigatori hanno mostrato alle vittime gli album fotografici delle truffatrici “seriali”, la maggior parte zingare, che erano già incappate nelle maglie della giustizia.
Nel primo caso ad essere derubata è stata una pensionata di 81 anni residente in via don Giovanni Fornasini a Bologna. La zingara ha suonato alla porta e ha fatto finta di conoscere l’anziana, convincendola quindi a farsi aprire la porta dell’appartamento.
Una volta in casa, le ha detto di avere con sé un sacchetto con alcune pietruzze provenienti da Lourdes, che potevano guarire il figlio malato della vittima, a patto che nel sacchetto venissero messi soldi e oggetti preziosi e che questo venisse appoggiato sull’armadio per alcune ore.
Approfittando di un momento di distrazione dell’anziana, la zingara avrebbe scambiato il sacchetto con un altro vuoto, portando via oltre 350 euro in contanti, gioielli e perfino due fedi nuziali.
Lo stesso schema è stato applicato nel caso di una donna sulla settantina, che vive in via Lemonia sempre a Bologna: questa volta il sortilegio avrebbe potuto guarire lei da problemi alle gambe.
Il nome di Maria Fiasché, che ha una lunga serie di precedenti penali, ricorre spessissimo nella cronaca giudiziaria.
Nel 2007 una zingara Maria Fiasché aveva truffato un’anziana di Rovigo sempre con lo stesso metodo: proponendole un rito magico per farle scomparire i dolori, si era fatta aprire la porta dell’appartamento, aveva fatto mettere all’anziana tutti i suoi gioielli e monili d’oro dentro a un fazzoletto, insieme al bancomat e al pin della carta di credito e le aveva fatto recitare una formula propiziatoria. Poi se ne era andata portandosi via tutto. E aveva addirittura prelevato 2.700 euro dal conto corrente della pensionata. Ma dopo qualche tempo era stata fermata dalle forze dell’ordine che le avevano contestato la truffa. Portata a processo era stata condannata, nel dicembre 2014, a due anni di reclusione – pena non sospesa in quanto recidiva con precedenti specifici – e al pagamento di 300 euro di multa. Avrebbe dovuto scontare due anni a Rebibbia.
Quella dei Fiasché è una famiglia di zingari particolarmente famosa e conosciuta dagli investigatori. Proprio due giorni fa il Tribunale di Siracusa ha sequestrato ben 840.000 euro a due zingari di Noto, Antonino Fiasché, 36 anni, e Maria Fiasché di 34 anni: secondo la Guardia di Finanza quella montagna di soldi non è altro che il frutto di diverse “attività delittuose”. Antonino Fiasché è ritenuto socialmente pericoloso in quanto avrebbe commesso un numero cospicuo di reati tra cui la truffa dello specchietto, risse, porto d’armi in assenza di autorizzazioni, furti, violazioni di sigilli e alle misure di prevenzione personali, in diverse parti d’Italia e in particolare nelle province di Milano, Pavia, Bologna, Ancona, Fermo, Pescara, Macerata, Avellino, Taranto, Lecce, Brindisi, Matera, Potenza, Catania e Messina.
La Finanza ha dimostrato come i soli redditi dichiarati, per lo svolgimento saltuario dell’attività di bracciante agricolo, non sarebbero stati sufficienti al sostentamento minimo del nucleo familiare, né tantomeno a giustificare gli acquisti e gli investimenti effettuati da Fiasché dal 1998 al 2016.
Nel 2008 le indagini di polizia avevano portato allo sgombero della famiglia di zingari Fiasché accampata, con una roulotte del valore di 50.000 euro, nell’area del porto di Reggio Calabria: la famiglia Fiasché – così era emerso dalle indagini – proveniva dalla zona di Siracusa, era risultata essere collegata alla cosca mafiosa degli Aparo-Nardo, detti ”Pinnintula”, della provincia di Siracusa e la roulotte era già oggetto di un provvedimento di confisca emesso dal Tribunale di Siracusa.
Sempre nel 2008 Maria Fiasché era stata arrestata a Bologna con l’accusa di furto in appartamento e rapina: avvicinava le vittime con la scusa di regalare santini, per lo più della Madonna di Lourdes, per poi derubarle o, all’occorrenza, rapinarle. Ma proprio quei santini, trovati nella sua casa bolognese dai poliziotti che l’hanno arrestata, sono stati la definitiva conferma che l’indagine della squadra Mobile di Bologna aveva individuato, anche in quel caso, la persona giusta.
A tradirla, in verità, era stato inizialmente un altro genere di tagliandino, lo scontrino di un acquisto che le era scivolato di tasca il 12 febbraio dell’anno scorso, mentre derubava una settantenne, avvicinata in un ufficio postale.
Dopo qualche chiacchiera la ladra aveva convinto l’anziana a mostrarle la casa per fare un rito “antimalocchio”. Rito che, ovviamente, prevedeva che i monili della anziana venissero messi in un sacchetto sotto un materasso. Da dove poi, approfittando della distrazione della vittima, fu prelevato poco dopo dalla ladra.
Più violento invece era stato l’altro colpo, il 4 gennaio del 2008. La vittima, un’anziana di 82 anni, era stata avvicinata anche in questo caso con la scusa del santino, ma direttamente sulla porta di casa. Dopo essere entrata, la Fiasché era passata alle maniere forti, legandola ad una sedia per rubare indisturbata gioielli e denaro.
Ma l’abitudine al furto di questo tipo è stato fatale alla donna: con lo scontrino la polizia è risalita al negozio dove aveva fatto acquisti, la sua faccia (ben nota dato che ha commesso colpi simili in passato anche a Bologna) è rimasta impressa nei filmati di alcune telecamere di sicurezza. Infine, le sue impronte hanno dato la conferma definitiva.
Nel corso degli anni la famiglia di zingari Fiasché si è specializzata proprio nelle truffe agli anziani e sono numerosi gli episodi che li vedono coinvolti. Nel 2001 era stato il cosiddetto “Re dei Camminanti“, lo zingaro Nicolò Fiasché, arrotino, pluripregiudicato e sorvegliato speciale, a finire nei guai: i carabinieri del comando provinciale di Palermo e quelli di Catania gli avevano  confiscato appezzamenti di terreno, immobili, depositi bancari e quote societarie per un valore, all’epoca, di cinque miliardi di lire ritenendolo collegato al clan mafioso dei Trigila di Noto, in provincia di Siracusa.
Nel giugno del 1997 Nicolò Fiasché era andato a trovare la moglie e la figlia, entrambe detenute in carcere, ed era stato arrestato perché gli era stato notificato, assieme alla coniuge, un ordine di carcerazione della Procura di Sciacca che li indagava per truffa ad alcuni pensionati della Valle del Belice, ai quali la coppia si presentava spacciandosi per assistenti sociali. La moglie di Nicolò Fiasché e le due figlie, Giovanna e Fortunata Fiasché, erano detenute perché accusate di avere rapinato 400 mila lire ad un pensionato, al quale si erano presentate come assistenti sociali.
E siamo al 1994 quando due siciliane di Noto, Angela Fiasché, di 34 anni e Giuseppina Bona, di 26, in trasferta a Roma, suonano alla porta dell’appartamento di Clorinde Bartocci, 79 anni, in via Cairoli, vicino piazza Vittorio proponendole di acquistare qualche santino per beneficenza. In un attimo le due donne sottraggono dal comò dell’anziana 300 mila lire e qualche anello e collana. Intercettate dalle volanti e arrestate sono state poi processate per direttissima per furto aggravato.
Il dirigente della squadra mobile di Bologna, Luca Armeni, ha rivolto un appello alle persone anziane: «Le invitiamo a non aprire mai a nessuno e a non far entrare in casa sconosciuti. Non bisogna poi raccontare cose della propria vita privata, perché queste persone sfruttano i segreti».
La Squadra Mobile poi consiglia di fotografare gli oggetti preziosi che si tengono in casa, in modo che in caso di furto possano essere riconosciuti, se recuperati.