Le scuse a Marino e Alemanno? A sinistra le chiedono, ma non le fanno

C’è chi si scopre garantista e chi rivendica come questo sia il momento delle scuse. Dopo le 116 richieste di archiviazione nel processo per Mafia Capitale, tra le quali anche quella per Gianni Alemanno, e l’assoluzione di Marino per la vicenda degli scontrini, a sinistra si nota un certo risveglio delle coscienze. Peccato che per lo più appaia compromesso da una certa ipocrisia.

Per Fassina servono scuse, ma lui non le fa

«Ieri 116 richieste di archiviazione per i principali esponenti politici imputati in Mafia Capitale, tra i quali l’ex sindaco Gianni Alemanno. Oggi, l’assoluzione per l’altro ex sindaco Ignazio Marino», ha detto Stefano Fassina di Sinistra italiana, per il quale «dovremmo aprire una riflessione sullo stravolgimento degli assetti politici e istituzionali, oltre che della vita delle persone, determinato dagli interessi politici ed economici che alimentano il circuito mediatico e giudiziario. Sono evidenti le ferite inferte alla democrazia». Una ammissione importante, che Fassina ha accompagnato anche con una riflessione sul fatto che «in tanti dovrebbero scusarsi con Alemanno e Marino, con quest’ultimo in particolare chi nel Pd pose fino al suo mandato con le firme dal notaio». Parole che avrebbero anche potuto fare onore all’esponente di Sinistra italiana, a patto che per primo avesse preso l’iniziativa di scusarsi. Mentre chiede agli altri di farlo, infatti, Fassina si guarda dal dare l’esempio, anche se è stato fra quanti hanno addossato l’etichetta di “mafioso” ad Alemanno. «In Mafia Capitale chi c’era dentro, Marino o Alemanno? Alemanno sta per essere perseguito per associazione mafiosa….», tuonava Fassina in tv, a L’Aria che tira. Era il 12 aprile, a ridosso delle elezioni in cui correva come candidato a sindaco.

Nessuna ammenda dal Pd: «Con Marino noi sempre garantisti»

«Qualcuno del Pd romano e nazionale chiederà almeno scusa a Ignazio Marino?», ha chiesto poi, sulle sue pagine social, l’ex governatore della Campania, Antonio Bassolino, ma la risposta sembra destinata a essere no. E, anzi, il Pd rivendica di aver avuto un atteggiamento garantista in quella vicenda, scaricando a sua volta le colpe su Sel. «Quando avevamo condannato l’episodio degli scontrini speravo che Marino dimostrasse la sua innocenza. Sono contento che sia stato assolto. Noi non abbiamo mai chiesto le dimissioni di Marino per la vicenda degli scontrini, voglio ricordarlo, ma per la sua totale incapacità di gestire la città di Roma», ha detto il commissario del Pd a Roma e presidente del partito, Matteo Orfini, sottolineando che «noi siamo un partito garantista» e addossando a Sel tutta la responsabilità di aver usato gli scontrini per dare la spallata definitiva a Marino. «Furono loro – ha concluso Orfini – a presentare una mozione di sfiducia per quel motivo».