L’assessore Muraro querela Renzi: «Non ho nulla a che fare con Mafia Capitale»

Mafia Capitale? Lei non c’entra e chiama l’avvocato. L’assessore capitolino all’Ambiente Paola Muraro ha querelato per diffamazione il premier Matteo Renzi per gli “indebiti accostamenti fatti con l’inchiesta su ‘Mafia Capitale'”. Oggi l’avvocato Alessio Palladino, uno dei difensori della Muraro, ha depositato a piazzale Clodio l’atto. «La mia assistita – dice il penalista – si è posta da tempo a disposizione degli inquirenti, ma speculare sulla sua vita privata o rappresentare fatti non veri è solo indice, a nostro parere, di una azione diffamatoria». Niente da

Intanto, l’interrogatorio dell’assessore all’Ambiente “non è stato predisposto, quindi non c’è una data fissata”, si apprende da fonti di piazzale Clodio dove viene smentita la data del 12 ottobre prossimo, come riportato da alcuni quotidiani, per l’esecuzione dell’atto istruttorio. Le stesse fonti riferiscono che l’ipotetico interrogatorio non è stato neanche oggetto di consultazione tra i pm ed i difensori della Muraro. L’assessore all’Ambiente è indagata per reati ambientali ed abuso d’ufficio nel quadro degli accertamenti del pm Alberto Galanti su presunti illeciti legati alla gestione dello smaltimento dei rifiuti nella capitale.

Nuove accuse alla Muraro da Fortini

«La Muraro in streaming mi chiese di usare l’impianto di Cerroni e il risultato fu che 7 giorni dopo fissai l’assemblea in Ama e mi dimisi», dice a Repubblica Daniele Fortini, ex presidente dei Ama, la municipalizzata dei rifiuti di Roma. «Come ho detto alla Commissione Bicamerale era la mattina del 26 luglio. Alle 10.15 ricevetti una telefonata dalla Muraro, mi chiese se mi fossi trattenuto in azienda e disse che verso le 11 sarebbe venuta a trovarmi. Immaginavo un incontro di lavoro e di confronto sulle cose da fare», ricorda. «Mi avvertirono dalla portineria che la dottoressa Muraro era arrivata con funzionari del Comune e persone sconosciute che chiedevano di salire immediatamente con telecamere in mano. Acconsentii alle riprese, non avevo nulla da nascondere. A un certo punto, come si vede dal video, mi chiese di portare rifiuti al tritovagliatore di Rocca Cencia di Colari paventando l’idea che l’emergenza fosse colpa di Ama che poteva risolvere tutto usando quell’impianto. Le dissi che non era possibile, così come avevo detto in due riunioni precedenti, quando Colari insisteva perché facessimo questo. Quell’impianto era stato oggetto di un mio esposto nel maggio del 2015 alla procura e ritenevo che si potesse usare solo a valle di procedure di gara, con una ordinanza del sindaco che dichiarasse lo stato di emergenza e quindi obbligasse Ama all’uso di misure straordinarie».

«Le mostrai una lettere che 5 giorni prima Cerroni mi aveva scritto a firma sua, in cui diceva ‘per toglierci di impiccio abbiamo affittato quell’impianto a Porcarelli e quindi ora lo potete usare”. Tuttavia, nel fervore del momento l’aspetto importante non era il confronto con l’azienda ma l’immagine proiettata dalle webcam. Bisognava dimostrare che Ama era in difetto e non voleva risolvere un problema. Negli incontri di giugno quando chiedemmo il supporto di 200 tonnellate al giorno da portare nei tmb autorizzati di Colari lui insistette perché invece usassimo il tritovagliatore. Muraro e l’onorevole Vignaroli erano presenti a entrambe le riunioni».