Italiani “desaparecidos”, la procura di Roma chiede trenta ergastoli

Ergastolo per trenta persone, tra cui ex-capi di Stato ed esponenti delle giunte militari e dei servizi di sicurezza di diversi Paesi del Sud-America in carica tra gli anni ’70 e ’80. È quanto ha chiesto la procura di Roma a carico dei trenta imputati, a vario titolo, della morte di 23 cittadini di origine italiana. Il processo si sta svolgendo davanti ai giudici della III corte d’Assise del tribunale della Capitale. La vicenda rientra nella più vasto e conosciuto ambito dei cosiddetti desaparecidos, cioè cittadini in gran parte oppositori dei regimi militari al potere in quelle nazioni latino-americane di cui non si è avuta più notizie, salvo poi scoprire che erano stati catturati, imprigionati, infine uccisi e gettati in fosse comuni oppure – è il caso dell’Argentina, dove il ritorno alla democrazia e la pubblicazione del rapporto Nunca más (Mai più) – gettati nell’Oceano Atlantico o nel Rio de la Plata con i cosiddetti voli della morte.

Coinvolti anche ex-capi di Stato al potere in Sud-America negli anni ’70 e ’80

I desaparecidos su cui ha indagato l’autorità giudiziaria italiana non riguardano però l’argentina, bensì nazioni come Bolivia, Cile, Perù e Uruguay. Nei confronti degli imputati si procede per omicidio plurimo aggravato e sequestro di persona. L’unica assoluzione e’ stata chiesta nei confronti del tenente di vascello Ricardo Elisepo Chavez Dominguez, uruguayano, capo delle operazioni speciali del Fusna (il servizio segreto della Marina Militare).

L’inchiesta romana sui desaparecidos è durata 10 anni

Secondo quanto accertato dalle autorità italiane nelle indagini sul destino di  questi desaparecidos, le attivita’ di repressione degli oppositori avvennero all’interno del cosiddetto Piano Condor. La chiusura dell’inchiesta risale a sei anni fa e riguardava 140 persone (tra le quali anche 59 argentini, 11 brasiliani e 6 paraguayani) ma problemi burocratici legati alla notifica e la morte di numerosi esponenti delle giunte militari hanno fatto scendere il numero delle persone a rischio processo. Le indagini sono durate circa dieci anni.