Islamici in preghiera al Colosseo: «Il Comune riapra le nostre moschee»

Una preghiera collettiva dei musulmani al Colosseo per dire “no” alla chiusura delle moschee. Capita di vedere anche questo a Roma, culla del cattolicesimo universale. Ma viviamo tempi in cui il termine “integrazione” è ormai una parola d’ordine e tanto fa. Ma da che cosa origina la singolare protesta? Alla base ci sarebbero provvedimenti di chiusura di luoghi che i musulmani considerano mochee, cioè luoghi di cilto e di preghiera ma che in realtà sono sale, garage, appartamenti che in quanto tali devono rispettare i requistiti di agibilità, abitabilità e quindi impianti elettrici a norma, certificati energetici. E quando non li rispettano si chiamano abusivi.

Sotto al Colosseo centinaia di musulmani

In poche parole, tutto quel che in termini di carte e di certificati viene chiesto ad ogni comune mortale quando acquista o fitta un immobile. Ma gli islamici romani la vivono come una prevaricazione: «Chiudere un luogo di preghiera è un atto contro la fede» è scritto sui manifesti distribuiti prima di inginocchiarsi e pregare vicino l’Arco di Costantino. Erano centinaia i partecipanti all’iniziativa organizzata dall’associazione Dhuumcatu. Intanto la piazza rilanciava: «Allah Akbar non è terrorismo. Islam significa pace». Sarà anche così per i musulmani assiepati davanti al Colosseo ma “Allah Akbar” è lo stesso grido che sinistramente rimbomba in tanti luoghi insanguinati dell’Europa e del mondo e non esattamente come messaggio di pace.

Il portavoce Tieri: «Il piano urbanistico tenga conto che esistiamo»

Ma torniamo alla manifestazione. Il portavoce del coordinamento associazioni islamiche del Lazio, Francesco Tieri, prova a metterla sul terreno della concretezza: «Vogliamo uscire da questa situazione – spiega -, uscire dalle moschee abusive ma non esiste una norma per essere a norma. Le sale vengono chiuse per varie contestazioni tra cui la destinazione d’uso per il culto, ma manca una normativa nazionale». Su questo specifico aspetto a Roma è attivo un tavolo che vede da un lato l’amministrazione guidata da Virginia Raggi e dall’altro la prefettura. La richiesta che Tieri formula dal Colosseo è secca: «Chiediamo che il Comune inserisca la nostra presenza nel piano urbanistico». Da parte dell’assessore Berdini, assicura, «c’è una disponibilità» .