Insulti nel Pd. Bersani a Renzi: io rottame? Tu racconti che gli asini volano

Vigilia infuocata in vista della direzione del Pd su legge elettorale e referendum. Matteo Renzi vuole tendere la mano sulle modifiche all’Italicum, la legge elettorale, ma il “fronte del no” già fa sapere che non intende farsi abbindolare e che il recupero dell’unità è impossibile (Renzi attende una proposta dalla minoranza dem, quest’ultima attende una proposta da Renzi: stallo inevitabile).

Così Pier Luigi Bersani va all’attacco, in un’intervista sul Corriere: “È un anno che l’Italia mangia solo pane e riforme, ora basta”. “Renzi – aggiunge – proverà a stanarmi con una proposta sull’Italicum? Chiacchiere. Lo riteneva ottimo e perfetto, tanto che lo approvò con la fiducia. E ora non mi venga a dire che darà l’incarico a Zanda e Rosato di trovare un sistema migliore. Non mi si può raccontare che gli asini volano. Vediamo in direzione, ma io non mi aspetto nulla”.
Poi l’affondo sulla mancanza di dibattito interno: “In un anno e mezzo non ho mai avuto occasione di discutere di riforme nel partito”
. “Sono stato trattato come un rottame. Non ho ragioni per difendere D’Alema, ma deve esserci un limite a questa cosa volgare del vecchio e nuovo, che riguarda le idee e i protagonisti di una stagione. Nell’Ulivo c’erano anche idiosincrasie e liti furibonde, ma perbacco c’era una cosa da tenere assieme e c’era il rispetto”. “Quando questo Lotti dice a D’Alema che è accecato dall’odio per una poltroncina va fuori dal seminato. C’è un limite, perché se sei dove sei c’è sempre qualcuno che ti ci ha portato”.

E un altro dei leader della minoranza dem, Roberto Speranza, rompe gli indugi: “Sull’Italicum il tempo è scaduto. Ora si dice ‘siamo disponibili a cambiare’. Ma vorrei ricordare tutta l’energia messa per l’Italicum. Nell’aprile del 2015 quando l’abbiamo approvato, 10 deputati sono stati sostituiti in commissione, il governo ha messo la fiducia, la terza volta in 150 anni, unici precedenti la legge truffa e la legge Acerbo sotto il fascismo. Noi non abbiamo votato la fiducia, io mi sono dimesso da capogruppo del Pd. La direzione – aggiunge – è l’ultima possibilità. Però non per annunci generici: il governo e la sua maggioranza hanno prodotto il disastro dell’Italicum, ora senza una loro vera iniziativa ogni mossa e invito al Parlamento, è una perdita di tempo”.