India, scontro a fuoco tra polizia e maoisti: uccisi 23 estremisti di sinistra

Ventitré militanti maoisti dell’illegale Partito comunista dell’India (Cpi) sono stati uccisi in uno scontro a fuoco con una forza speciale mista di polizia degli Stati di Orissa e Andhra Pradesh. Lo riferisce l’agenzia di stampa Ani. Nello scontro, avvenuto a Jantri, nel distretto di Malkangiri dell’Orissa, a pochi chilometri dalla linea di confine con l’Andhra Pradesh, sono morti diciassette uomini e sei donne maoisti.

India, nella fascia rossa attivi migliaia di attivisti maoisti

Il sovrintendente di polizia Rahul Sharma ha indicato che «è possibile che qualche comandante del movimento sia fra le vittime», ma che «ci vorrà qualche tempo per poterlo verificare». Da quasi cinquant’anni in una “Fascia rossa” che comprende per lo più gli Stati indiani di West Bengala, Chhattisgarh, Bihar, Orissa, Andhra Pradesh, Telangana e Maharashtra, sono attive decine di migliaia di militanti maoisti (conosciuti anche come naxaliti), armati e non, che si scontrano regolarmente con le forze dell’ordine indiane. Tutti i tentativi di trovare una soluzione alla crisi con i maoisti sono finora risultati inutili. L’ultimo del 2009, era denominato “Piano di azione integrato” e prevedeva un consistente dispiegamento di forze speciali nella “Fascia rossa” per contrastare i militanti maoisti.  I naxaliti si ispirano alle teorie di Mao sulla rivoluzione rurale e sulla Lunga Marcia dalle campagne verso la capitale e riconoscono come loro fondatore il leader comunista Charu Mazumdar, morto in un carcere indiano nel 1972. Dopo il suo ultimo congresso clandestino, il partito maoista ha sancito la leadership di Muppala Lakshman Rao e ha esplicitato l’obiettivo di focalizzare le azioni di lotta contro le cosiddette Zone Economiche Speciali, le aree in cui dal 2005 lo Stato indiano concede vantaggi fiscali e di altro genere per favorire la costruzione di nuovi impianti industriali.