Giorgia Meloni apre “Renzexit” a Milano illustrando la battaglia di Fratelli d’Italia

«Quando ci siamo incontrati l’ultima volta, abbiamo visto Berlusconi molto convinto sul no al referendum. L’appuntamento con lui è solo aggiornato alla prossima settimana (mercoledì o giovedì, ndr), quindi sono fiduciosa. Certo, il posizionamento verso Renzi è per noi dirimente per rifondare qualsiasi cosa». Lo ha detto la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, arrivando alla tre-giorni del suo partito a Milano per il “no” al referendum costituzionale. Ad avviso della Meloni, proprio «il referendum costituzionale è un nuovo banco di prova del centrodestra, non solo per raccontare il merito di una riforma pessima, fatta da gente che pensa che il popolo non conti niente, ma anche per raccontare un’idea di riforma alternativa». Dire “no” al referendum costituzionale e mandare a casa il governo Renzi sono gli obiettivi della tre giorni Renzexit, organizzata da Fratelli d’Italia. L’evento, che fino a domenica prevede una serie di dibattiti con esponenti della politica e della società civile, stasera ha visto la partecipazione di Giorgia Meloni. L’iniziativa, come ha spiegato Ignazio La Russa nella presentazione a Milano, nasce per dire “no” al referendum sia per ragioni tecniche che politiche. Tra le prime, secondo La Russa, il fatto che la riforma costituzionale blocchi la via a una repubblica presidenziale e che impedisca una vera abolizione del senato. Tra le ragioni politiche, le dimissioni del premier Renzi: «Accettiamo la sfida del premier, che ha detto che se vince il no va a casa. Crediamo che i cittadini siano molto interessati a questa opportunità».

Giorgia Meloni a tutto campo

Giorgia Meloni ha parlato a tutto campo nel suo lungo e apprezzato intervento: dalla politica interna alla politica estera, all’economia italiana e internazionale, ai problemi legati all’Unione europea, all’emergenza immigrazione, al rilancio del centrodestra. Su quest’ultimo punto, in particolare, la Meloni ha detto che «gli elettori del centrodestra ci chiedono di essere alternativi a Renzi e soprattutto di essere credibili», ribadendo anche la necessità di effettuare le primarie in ogni circostanza. Molto chiara anche la posizione sull’invasione dei clandestini: no dunque alla cittadinanza italiana per i clandestini che stanno nei centri profughi, e prima gli italiani, in ogni caso. «La verità è che ai poteri forti serve l’immigrazione massiccia per limitare i diritti dei cittadini italiani, il tutto nell’interesse dei grandi gruppi finanziari internazionali. Noi non siamo disponibili alla sostituzione etnica degli italiani, a nessun costo. Non siamo disponibili a nessuna pulizia etnica nei confronti degli italiani. Ribadisco poi che occorre limitare l’immigrazione nei confronti degli islamici. Io – ha aggiunto la Meloni – darei la priorità ai profughi cristiani, che notoriamente sono tra i più perseguitati del pianeta».Insomma, per Giorgia Meloni l’Italia non può diventare il campo profughi d’Europa. «Se tutte le navi che impieghiamo per andare in Libia a prelevare i clandestini e portarli qui, le utilizzassimo per non far partire dalle loro coste i clandestini, riprenderemmo il controllo delle coste del Nord Africa, magari aprendo campi profughi in loco. «Noi le idee le abbiamo, e abbiamo anche le persone, – ha proseguito tra gli applausi – siamo pronti al confronto sia con Renzi sia con Grillo, facce di una medesima medaglia. Ma sempre tenendo presente la nostra identità e la responsabilità verso gli italiani che ci chiedono di non fare inciuci con nessuno e di andare avanti per la nostra strada». Importanti prese di posizione anche sulla politica estera: Giorgia Meloni non esita nel definire Barack Obama «il peggior presidente della storia degli Stati Uniti, i danni che fatto sono incalcolabili» e biasima il nostro governo per essere troppo compiacente e sottomesso da una parte agli Usa e dall’altra all’Unione Europea, dopo tutti i problemi che ci stanno causando. Infine, la Meloni ha giudicato «un’idiozia enorme» quella del governo italiano che vuole mandare i nostri militari nei Paesi baltici a provocare la Russia. «La Russia è l’unico baluardo contro l’Isis, e noi la ringraziamo facendo a Mosca le sanzioni che tra l’altro penalizzano le nostre imprese più che le altre europee. Insomma – ha concluso Giorgia Meloni – perché l’Italia deve essere sempre serva?».

Meloni: Renzi via il 21 dicembre, come Monti…

In conclusione del suo intervento, Giorgia Meloni ha detto che «se Renzi perde il referendum con lui dimissionario, in due settimane, si fa una nuova legge elettorale partendo anche da quello che c’è: si fanno le modiche all’Italicum, si adegua al Senato, si mettono le preferenze per eleggere direttamente da chi farsi rappresentare e si mette premio maggioranza alla coalizione. E dopo due settimane Renzi si dimette. Sarebbe anche simbolico perchè la data coinciderebbe con il 21 di dicembre che è lo stesso giorno in cui si dimise Monti. Poiché Renzi e Monti sono la stessa cosa, la storia si ripeterebbe anche con un certo grado di ciclicità». «In nessun caso noi daremo l’ok al quarto governo consecutivo non scelto dai cittadini: su questo punto non ci devono essere incomprensioni. E se Mattarella dovesse rivelarsi un qualunque Giorgio Napolitano noi chiamiamo già da ora gli italiani a mobilitazione. Fare un esecutivo per fare la legge elettorale sarebbe solo l’alibi per tenere altri due anni in piedi l’ennesimo governo che fa gli interessi di qualcuno e lo dico perchè ho sentito tutti dire “facciamo un bel governone di inciucio per fare la legge elettorale” compreso il movimento cinque stelle», ha concluso la Meloni.