Filippine, R. Duterte duro con gli Usa: «By by America, ora guardo alla Cina»

Rodrigo Duterte ha annunciato la “separazione” delle Filippine dagli Usa, il suo alleato di più lunga data. A Pechino, nella prima visita di Stato fuori dai Paesi Asean, il presidente filippino, promotore della “lotta dura alla droga” anche a costo di violazioni dei diritti umani e migliaia di esecuzioni sommarie, ha lanciato la sua sfida e non ha deluso le attese della leadership cinese sulla «nuova primavera dei rapporti bilaterali, pur con l’inverno alle porte». Dopo i tempestosi anni della presidenza di Benigno Aquino, sfociati nell’azione dinanzi alla Corte arbitrale dell’Aja sulla disputa territoriale nel mar Cinese meridionale e conclusasi a luglio con la sentenza pro Manila, Filippine e Cina sono come «fratelli di sangue», nelle parole del presidente Xi Jinping, aspirando alla cooperazione reciproca, pur tra alti e bassi. Duterte, partecipando al forum Cina-Filippine dedicato al business, ha colto l’occasione «per annunciare la separazione dagli Stati Uniti, sia militare sia economico. Mi sono separato da loro, così ora dipenderò solo da voi per tutto il tempo», ha aggiunto, osservando che – di conseguenza – i problemi economici delle Filippine saranno della Cina. «Ma non vi preoccupate: vi aiuteremo come voi aiuterete noi», ha proseguito strappando un lungo applauso e risate alla platea folta, comprensiva di una delegazione di oltre 400 imprenditori filippini. Nei piani di Duterte, Pechino è il vero pivot nella speranza di attrarre investimenti – a partire dalle infrastrutture – e mettendo per ora da parte le «spinose questioni politiche».

La svolta di Duterte: mai più con gli Usa

All’incontro in mattinata nella Grande Sala del Popolo, i due presidenti hanno convenuto che il dialogo debba focalizzarsi «più sulla necessità di rafforzare la cooperazione che sull’ ampiamento delle differenze». Xi, secondo i media ufficiali, ha detto di ritenere che le parti possano discutere in modo franco e gestire le differenze: in più le materie «su cui è difficile parlare posso essere temporaneamente accantonate». Quattro le linee guida: promozione della fiducia reciproca, cooperazione pratica, scambi non governativi e sostegno su affari regionali. Cina e Filippine hanno siglato 13 accordi, dal turismo a commercio e investimenti, stimati dal ministro del Commercio filippino Ramon Lopez in 13,5 miliardi di dollari. Pechino, con l’insediamento di Duterte a fine giugno, aveva rinnovato la proposta un negoziato bilaterale sull’arbitrato, a patto che non ci fosse stato un coinvolgimento di parti terze, come Usa o Giappone. Duterte, la prossima settimana, volerà in Giappone per una missione di tre giorni, a partire da giovedì. Tokyo, secondo i dati delle dogane filippine del 2015, è il il primo partner commerciale di Manila, con il 14,4%, precedendo Cina e Usa. Se si concretizzassero i propositi espressi oggi a Pechino, gli equilibri politici regionali sarebbero ribatati. La prudenza cinese resta tutta vista l’imprevedibilità di Duterte. In più, dalla reazione Usa e dalla visita in Giappone emergeranno altri elementi per le mosse future di Pechino.