Equitalia, la chiusura è un inganno: il fisco equo rimane un’illusione

La chiusura di Equitalia tanto sbandierata dal governo Renzi è un’azione di facciata che complicherà la vita al contribuente, ma permetterà di fare propaganda in vista del referendum costituzionale del prossimo 4 dicembre. Si tratta di un’iniziativa legislativa che rischia di ingarbugliare le procedure di riscossione e mettere in crisi soprattutto i cittadini, già ampiamente vessati da una selva di norme burocratiche che rappresentano tutti i mali della nostra penisola.

Equitalia non sparisce, cambia solo nome

Di fatto Equitalia non sparisce, cambia solo nome e forma giuridica. Per tutto il resto, il nuovo “mostro” creato dal governo continuerà svolgere la sua attività di vessazione con un’altra denominazione: Agenzia delle Entrate-Riscossione. All’insegna dello Stato accentratore e biscazziere, con un gioco di prestigio, attraverso il decreto legge firmato da Mattarella il governo elimina Equitalia prevedendo una specie di finta “Agenzia delle Entrate-Riscossioni”, che sarà un nuovo soggetto a partecipazione pubblica per consentire il trasferimento dei quasi 8mila dipendenti di Equitalia attraverso una selezione sui requisiti.

Una “sanatoria impropria” col trucco

Tra le tante imprecisioni il decreto dà origine ad una “sanatoria impropria”, che dovrebbe prevedere la rottamazione delle vecchie cartelle di Equitalia. In realtà il provvedimento dovrebbe comprendere uno sconto sugli interessi di mora e le sanzioni, ma per quanto riguarda l’imposta da saldare l’aggio dovuto all’agenzia di riscossione e gli interessi legali nulla cambia. Il decreto dispone che, nei prossimi 15 giorni, Equitalia pubblichi sul suo sito le modalità e la modulistica con cui aderire alla sanatoria, entro e non oltre il 23 gennaio 2017.

Un meccanismo complesso, in cui è facile perdersi

Per i contribuenti che faranno domanda entro questo termine, la cartella “a sconto” arriverà entro il 21 aprile 2017, ma prima l’agenzia di riscossione dovrà fare il ricalcolo della cartella, con le relative rate (massimo quattro) e la scadenza di ciascuna. Il decreto dispone che le prime due rate siano più grandi, pari a un terzo ciascuna, la scadenza della terza rata non potrà superare il 15 dicembre 2017 e l’ultimo pagamento dovrà avvenire entro il 15 marzo 2018. Un sistema di calcolo complesso che richiede una laurea in economia ed una in matematica alla faccia della semplificazione burocratica. Quanto alle modalità del ricalcolo, saranno detratte dalle vecchie cartelle sanzioni e interessi di mora (un tempo elevatissimi) ed aggiunti all’importo del debito (multa o tasse), una piccola commissione per la riscossione (aggio), le spese di notifica ed un interesse legale pari allo 0,2%. Non è ammesso il pagamento in ritardo pena la decadenza dell’agevolazione: chi pagherà meno dell’importo dovuto o in ritardo si vedrà revocare il diritto a pagare la cartella a sconto e quanto versato sino ad allora sarà considerato solo un acconto sul pagamento dell’importo originario.

Il rischio di incostituzionalità

Nella norma già si intravedono alcuni requisiti di incostituzionalità, in quanto per accedere alla cosiddetta sanatoria, se hai in corso una rateazione, dovresti essere in regola con le rate da ottobre a dicembre e se invece non hai mai avuto a che fare con il fisco puoi accedere alla sanatoria direttamente. Un principio di equità che non sta in piedi e che sembra una presa in giro per chi si era impegnato nella rateizzazione. Se il provvedimento doveva rappresentare una semplificazione per il contribuente ciò non avviene; se il decreto doveva rispondere a quanto previsto dalla Carta costituzionale a proposito della progressività fiscale neppure questo si realizza; se la finta riforma doveva creare una terzietà per giudici tributari si è persa anche quest’occasione. Il fisco equo rimane una chimera e l’imposizione ragionevole se l’è portata via l’ennesimo incantesimo di Renzi: la tanto odiata agenzia di riscossione credito non chiude come aveva promesso, ma cambia solo nome e continuerà a succhiare il sangue ai cittadini come ha sempre fatto.