È il solito Renzi: sì ma anche no al Ponte sullo Stretto e all’Italicum

«Per me l’Italicum è un’ottima legge ma se tutti pensano di riaprire il tema, il Pd è pronto non a presentare un’altra proposta sennò fai come il carciofo, con gli altri che dicono solo no». Parola di Matteo Renzi che dai microfoni di Radio Popolare regala agli elettori un’altra chicca di pluralismo democratico pur di uscire vincente dal referendum di dicembre. «Ma siamo disponibili veramente ad andare a vedere le carte e a confrontarc», che tradotto significa temporeggiare lasciando il cerino in mano agli avversari della riforma elettorale. «Io non faccio una nuova legge, non decido io, è una scelta del Parlamento – dice a smentire la vena “pesudo-dittatoriale” –   ma la legge elettorale è meno importante della riforma e se serve cambiarla, si cambia».

Renzi si rimangia il Ponte sullo Stretto

Anche sul Ponte sullo Stretto un’altra capriola. Sì ma anche no. «Ho ho sempre detto che non è una priorità, prima per me vengono la banda larga, l’edilizia scolastica, la Salerno-Reggio Calabria, le ferrovie in Sicilia e Casa Italia – dice Renzi – ma dire un no ideologico perché lo propose Berlusconi mi fa scappare un sorriso». Un altro stop and go. «Sul Ponte di Messina ormai siamo alla farsa. Un giorno diventa prioritario un altro non lo è più. Renzi faccia ammenda e si scusi», commenta il senatore di Forza Italia, Altero Matteoli. «Le dichiarazioni di Renzi non sarebbero neppure da commentare se non si trattasse di chi ha in mano il Paese. Evidentemente il profluvio di vacue promesse che dispensa quotidianamente in giro per l’Italia nel tentativo di vincere il referendum non sta portando frutti e Renzi va in corto circuito con se stesso».

Basta un sì, che ci vuole?

Ma la giornata di Renzi è occupata dal referendum costituzionale all’indomani dal duello televisivo condotto da Enrico Mentana con Zagrebelski sul quale si è spaccata l’opinione pubblica. “Basta un sì”, con questo titolo Renzi ha twittato un video del Comitato  per promuovere le ragioni del referendum. «Entriamo nel merito – dice il premier – in questo video si vede ciò che cambia davvero con il referendum. Perché, come dice la nonna, “sennò non cambia niente”». Lo schema si ripete: Renzi si gioca tutto sul crinale della rottamazione e insiste sull’equazione sì =rinnovamento, no=restaurazione. «Ho un grande rispetto per Zagrebelski, ho fatto l’esame di diritto costituzionale sul suo testo ma nel merito la matematica si è rivoltata contro», per Renzi «checché ne dicano i campioni del no noi abbiamo rafforzato la garanzia per l’elezione del Capo dello Stato». Poi aggiunge che con la riforma Boschi ci sarebbero più garanzie per le opposizioni (senza dire che viene sottratto al popolo la possibilità di eleggere i sentori). «Faccio un esempio contro di me: con la nuova riforma rispetto al referendum sulle trivelle si potevano raccogliere 800mila firme e il quorum si abbassava e così il referendum sarebbe passato».