Duplice omicidio al cimitero: le indagini puntano sulla cosca Presta

Faticano a trovare un filo logico ma anche a far crollare il muro di omertà gli investigatori che stanno tentando di ricostruire, fra mille difficoltà, il duplice omicidio, avvenuto ieri a San Lorenzo del Vallo, 60 chilometri a nord di Cosenza, commesso in mezzo a decine di persone, di Edda Costabile e Ida Attanasio, madre e figlia, assassinate mentre si trovavano nel cimitero per pregare, proprio di fronte alla cappella che nei mesi scorsi era stata bruciata, sulla tomba di Francesco Attanasio, rispettivamente figlio e fratello di Edda e Ida, morto per un incidente stradale. Francesco Attanasio era stato arrestato il 2 maggio scorso dalla squadra mobile di Cosenza per l’omicidio di Damiano Galizia, di 31 anni.
«Edda Costabile è stata raggiunta e uccisa immediatamente, la figlia, Ida Attanasio ha cercato di fuggire, un inseguimento per circa 40 metri, poi è caduta ed è stata colpita alle spalle. L’arma è una calibro nove e quasi certamente l’assassino era a volto scoperto. Una dinamica complessa che necessità di maggiori approfondimenti e speriamo di avere a breve tutti gli elementi per ricostruire nel dettaglio l’azione», ha detto il procuratore capo della Procura di Castrovillari Eugenio Facciolla, a Cosenza aggiornando i giornalisti in Prefettura a Cosenza a margine della riunione del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica convocata proprio per il duplice omicidio al cimitero.
«Una famiglia per bene – ha aggiunto Facciolla – lontana da contesti di tipo mafioso. Il legame è l’amicizia tra Attanasio e Galizia. Troppi rivoli di indagini aperte bisogna rintracciare il filo che congiunge il ritrovamento delle armi, che coinvolge la Dda di Catanzaro, l’omicidio di Galizia sul quale indaga la Procura di Cosenza e il duplice omicidio di ieri».
«La perquisizione di qualche giorno prima – ha detto ancora il procuratore di Castrovillari – è stato il grilletto che si è alzato, che ha indotto a pensare che qualcosa nelle nostre stanze stava accadendo. Abbiamo lavorato tutta la notte, tre ore solo per farci dire da una persona: si c’ero». Il cimitero era, infatti, pieno di persone ma sono tutti fuggiti e gli investigatori hanno avuto parecchie difficoltà per identificare chi c’era al momento dell’omicidio dentro al cimitero.
«La situazione ha richiesto la nostra massima attenzione, ed esige una risposta immediata dello Stato, sia in termini di repressione che di prevenzione. Siamo qui per esaminare la situazione su quel territorio ed eventuali misure da adottare per l’incolumità delle persone, di certo intensificheremo i controlli da parte delle forze dell’ordine», rilancia, dal canto suo, il prefetto di Cosenza Gianfranco Tomao a margine della riunione del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, convocata all’indomani del duplice omicidio al cimitero di San Lorenzo del Vallo.
Nei giorni scorsi gli investigatori della squadra mobile di Cosenza erano andati a perquisire l’abitazione di Edda Costabile nell’ambito delle indagini sul ritrovamento, nell’aprile scorso, di un vero e proprio arsenale in un box a Rende, arsenale contenente sei mitragliatrici, due pistole mitragliatrici, un fucile mitragliatore, un fucile a pompa, due moschetti, due fucili, due pistole e migliaia di proiettili e al quale gli investigatori erano arrivati proprio grazie alle dichiarazioni di Francesco Attanasio che aveva indirizzato lì gli agenti, verso quel box in uso a Damiano Garizia che fu ucciso dallo stesso Attanasio in quegli stessi giorni a causa – ha, poi, confessato Attanasio agli investigatori – di un credito vantato da Garizia e che questi voleva incassare.
Il punto intorno al quale girano le indagini è che Damiano Garizia non era un personaggio qualunque, ma secondo gli investigatori, sarebbe stato vicino a persone gravitanti nell’ambito della criminalità organizzata di San Lorenzo del Vallo ed in particolare alla cosca Presta. Ed è in quella direzione che sono puntati gli occhi degli investigatori in grande difficoltà per il muro di omertà che si è subito alzato: quello di Presta, indicato come un killer spietato e sanguinario, è un nome che incute terrore in questa parte di Calabria. Viene indicato come il mandante di un’altra strage di donne quando la sera del 16 febbraio 2011 vennero trucidate nella loro abitazione Rosellina Indrieri, 45 anni, e la figlia Barbara di 26 anni. Il figlio di Rosellina, Silos, rimase ferito mentre il capofamiglia, Gaetano De Marco, si salvò casualmente ma fu, poi, ucciso in un agguato il 7 aprile.