Dopo Gheddafi il caos: quando dalla Libia non sbarcava più nessuno…

Caos, collasso economico, terrorismo ed irrisolte tensioni politiche. A cinque anni dalla morte dell’ex rais Muammar Gheddafi la Libia è sprofondata in una crisi senza precedenti. Il vento della primavera araba che ha soffiato sulle sponde del Mediterraneo seppellendo oltre 40 anni di regime autoritario, con la vana speranza di creare nuove istituzioni democratiche, ha invece condotto il Paese in una nuova fase di guerra civile, dopo quella inauguratasi con la rivoluzione. Il sogno di creare un governo unitario, in grado di affrontare l’emergenza terrorismo e la crisi dei migranti si è realizzato solo sulla carta, portando invece ad un decentramento politico ed amministrativo, malgrado gli sforzi incessanti dell’Onu e delle diplomazie occidentali. Dal pugno di ferro di Gheddafi si è passati ad una stagione di “anarchia istituzionale” che attualmente vede contrapporre le esigue e minoritarie forze del Consiglio presidenziale di Fayez al Sarraj – sostenute dall’Occidente e dal palazzo di Vetro -, alle autorità di Tobruk nell’est, appoggiate dal comandante in capo delle forze armate Khalifa Haftar. Una divisione che riflette le tradizionali divergenze tra la Tripolitania e la Cirenaica. Tobruk ed il suo Parlamento non riconoscono il governo di Tripoli, nato nel dicembre del 2015 in Marocco e lo definiscono illegittimo.

Gheddafi fu assassinato cinque anni fa

Gli scontri dialettici hanno riflessi anche sul terreno. Un esempio è il blitz del generalissimo Haftar a metà settembre nell’area della Mezzaluna petrolifera per sottrarre il controllo dei porti ad una milizia fedele a Tripoli. E poi il recente tentato golpe contro le istituzioni della capitale da parte delle milizie vicine ai Fratelli musulmani guidate dal’ex premier Khalifa al Ghwell, che ha segnato una nuova battuta di arresto per Sarraj. Centrale in questo contesto è il conflitto contro l’Isis a Sirte. Sebbene la parabola jihadista sia oramai nella sua fase discendente, grazie alle milizie che da circa sei mesi la bombardano con l’aiuto dei raid americani, la caduta della città che diede i natali a Gheddafi solleva interrogativi da parte degli esperti che più volte hanno parlato di “somalizzazione” della Libia. Non da ultimo la lotta alle milizie che a Bengasi si ispirano ad al Qaida, condotta in prima linea da Haftar, i numerosi attentati con pesanti ricadute sui civili, le tragedie dei barconi di migranti davanti alle coste nel Mediterraneo e il dramma degli sfollati interni. Un puzzle esplosivo. Questa è l’eredità lasciata da chi ha voluto eliminare Gheddafi quel 20 ottobre del 2011, quando il dittatore libico veniva linciato, in circostanze ancora poco chiare, proprio a Sirte. Infine, giova ricordare che quando Gheddafi fece l’accordo con Berlusconi, in Italia non sbarcava più neanche un migrante.