Dario Fo, all’addio “picchetto d’onore” del M5S. Sulle note di “Bella Ciao”

Si è chiusa con il pugno chiuso del figlio Jacopo e le note di Bella Ciao la cerimonia funebre per Dario Fo. Cerimonia laica, che però si è svolta sul sagrato del Duomo di Milano. Il feretro vi è stato accompagnato in corteo da centinaia di cittadini, fra i quali numerosi volti noti, partiti dal Piccolo Teatro, dove era stata allestita la camera ardente.

Una cerimonia laica molto politica

La cerimonia ha avuto forti connotati politici. Un esito inevitabile se, come ricordato dal patron di Slow Food Carlin Petrini, in Fo «arte e politica» erano inscindibili. Ed è stato ancora l’amico Petrini a dire che la «regia» del funerale, che non si sarebbe dovuto rubricare come «orazione funebre», è stata dello stesso Fo. Dunque, non dovrebbe sorprendere, se Fo era il regista, che la scena sia stata occupata da altri protagonisti. O, per lo meno, anche da altri protagonisti: tutto il vertice del Movimento 5 stelle ha fatto bella mostra di sé su quel proscenio che è diventato il sagrato del Duomo. Da Beppe GrilloLuigi Di Maio, da Davide Casaleggio ad Alessandro Di Battista, fino ai sindaci di Roma e Torino, Virginia Raggi e Chiara Appendino, entrambe con le fasce tricolore, i pentastellati che contano c’erano tutti. E un po’ tutti hanno detto la loro, dalla Raggi, per la quale Fo è stata «una persona entusiasta della vita e questa è la sua eredità», alla Appendino, che ha rivelato che «a ognuno di noi ha dato qualcosa».

E se Dario Fo era «comunista», il M5S cos’è?

Tutti sanno quanto e come Fo si sia speso nell’ultima parte della sua vita per il Movimento. Nulla di più comprensibile, quindi, che dal Movimento abbiano voluto rendergli omaggio come a uno di famiglia. Come a uno tanto vicino da mettersi al fianco della bara, nel luogo più alto della piazza. Epperò, proprio questa familiarità, nel frangente di questo addio così «politico», è emersa come un’insidia che tutto sommato era rimasta sotto traccia durante la vita del Nobel: Dario Fo era uomo di estrema sinistra, come sottolineato con tanta forza dal figlio nell’ultimo momento dell’ultimo saluto. Con i gesti e con le parole: «Noi siamo comunisti e atei», ha detto tra l’altro Jacopo Fo. Non a caso la cerimonia è stata accompagnata anche da uno striscione dei centri sociali: «Io non sono un moderato. Ciao Dario», firmato «I compagni e le compagne del Cantiere». Ma se Fo era ancora il comunista di Soccorso Rosso, se il figlio l’ha salutato con Bella Ciao e pugno chiuso, cos’è allora il M5S, per il quale Fo è stato tanto importante da essere celebrato come un padre nobile? «Ora facciamo un po’ di silenzio su Dario», sono state le parole con cui Grillo ha lasciato la piazza. E resta da capire se siano state dettate alla commozione o dalla consapevolezza di quello che era appena successo.