Che cos’è l’ideologia gender che il Papa ha definito una “cattiveria”

“Gesù non dirà: vattene via perché sei omosessuale”. Papa Francesco è tornato, sulla questione dell’orientamento sessuale dopo il duro attacco all’ideologia gender “nemica del matrimonio”, soffermandosi sulla misericordia con cui tutti devono essere “accompagnati” ma allo stesso tempo ribadendo il no alla “colonizzazione ideologica” nelle scuole per cambiare la mentalità, una “cattiveria” secondo papa Francesco. È sui banchi di scuola, infatti, che vengono promossi i primi rudimenti di un’ideologia che alla fine  – parole di papa Francesco – “è contro le cose naturali”.

Ma quando e come nasce la teoria del gender? Padre di questa ideologia è considerato lo psichiatra John Money, che per primo utilizzò l’espressione “identità di genere” in base alla quale un individuo si percepisce come maschio, femmina, omosessuale, lesbica, transessuale, bisessuale o sessualmente fluido indipendentemente dall’imprinting genetico e dalla conformazione dei genitali. Money fu protagonista del drammatico caso di David-Brenda Reimer: un bambino cui fu donata una nuova identità femminile con un intervento chirurgico. Lo psichiatra raccomandò ai genitori di educarlo come se fosse una bambina. Il caso fu enormemente pubblicizzato come la prova che le teorie di Money sull’identità di genere avevano fondamento scientifico. David-Brenda Reimer però si uccise in età adulta, compromettendo il successo delle tesi di Money.

Secondo gli autori del libro Unisex. La creazione dell’uomo senza identità (Arianna), Enrica Perucchietti e Gianluca Marletta, l’enorme diffusione della teoria dell’identità di genere fu dovuta al fatto che dai primi anni Novanta l’Onu nei suoi documenti introdurrà al posto del termine “sesso” il termine “genere”, consacrato poi nel lessico contemporaneo come parola sostitutiva di “sesso” alla Conferenza mondiale sulle donne a Pechino.

L’esperto di marketing Paul E. Rondeau, della Regents University, nel 2002 dettò le linee guida per Vendere l’omosessualità all’America, una strategia per piazzare un “prodotto” culturale come la “gayzzazione”. Strategia fondata su tre caposaldi:  Desensitize (desensibilizzare), inondare la società di modelli del tipo che interessa fino a renderli comuni, persino noiosi. Jam (bloccaggio), mettere in atto una censura delle posizioni contrarie alle proprie indicandole come discriminatorie, bigotte e fondamentalmente ipocrite. Convert (convertire), puntando alla massa di coloro che non hanno idee forti sull’argomento per  portarli all’accettazione dell’idea proposta.

La scuola è naturalmente il luogo privilegiato dove è possibile mettere in atto questa strategia. Non a caso nel 2010 una raccomandazione del Comitato dei ministri europeo invita all’introduzione nelle scuole Ue di momenti di sensibilizzazione per evitare discriminazioni verso gay e lesbiche, il che apre la strada appunto alla diffusione dei postulati sui quali poggia la teoria dell’identità di genere. Molte polemiche ha suscitato in Francia a partire dal 2013 l’inserimento di corsi finalizzati a promuovere la parità dei sessi e a combattere l’omofobia miranti in realtà a decostruire l’ideologia della complementarietà tra i sessi. Il punto d’arrivo, secondo alcuni studiosi più pessimisti, non sarebbe affatto la legittima e sacrosanta tolleranza verso le minoranze, ma l’approdo culturale a un transumanesimo basato su individui indifferenziati e più manipolabili in virtù della loro identità fluida.