Corea del Nord, Kim Jong-un sempre più paranoico: 64 esecuzioni nel 2016

In Corea del Nord la repressione imposta da Kim Jong-un si fa sempre più feroce. Il regime  ha compiuto 64 esecuzioni pubbliche nei primi nove mesi del 2016, in aumento rispetto alle 60 unità registrate fino ad agosto, quando furono anche giustiziati alcuni funzionati e un vicepremier con il fuoco di un’arma contraerea: sono le stime dell’agenzia di intelligence della Corea del Sud (Nis), illustrate giovedì a una commissione parlamentare durante un incontro a porte chiuse. Secondo i media sudcoreani, la Corea del Nord avrebbe ripreso una pratica, tenuta più o meno a freno, dopo il varo delle sanzioni del Consiglio di Sicurezza dell’Onu a seguito del quarto test nucleare di gennaio e del lancio del missile di febbraio.

Kim Jong-un, secondo quanto detto dai partecipanti, sarebbe più “paranoico” sulla sua sicurezza personale, al punto che avrebbe deciso misure aggiuntive per scovare esplosivi e veleni, oltre ad aver imposto il cambio di programma all’ultimo minuto sulle attività in cui è impegnato, come le ispezioni sul campo, per scongiurare possibili complotti o attacchi. Le esecuzioni pubbliche in Corea del Nord sono un monito rivolto a esercitare il controllo sulla popolazione, a conferma della crisi politica all’interno dell’élite che sta sperimentando gli effetti della inconsueta stretta finanziaria legata alle sanzioni Onu. Anche il famoso “Office 39”, l’unità dedicata alla gestione delle fortune del leader della Corea del Nord, non ne sarebbe esente. Si stima che il regime abbia speso 200 milioni di dollari nelle recenti provocazioni nucleari e missilistiche, 100 milioni per il settimo congresso del Partito dei Lavoratori di maggio e 160 milioni in costruzioni: nessuna delle misure, secondo la Corea del Sud, ha avuto ripercussioni positive sull’economia.