Contro Zagrebelsky prove di aggancio a destra. Ma Renzi non è credibile

Alzi la mano chi per un solo istante ha pensato che Matteo Renzi potesse soccombere nel duello televisivo con il prof. Zagrebelsky. Suvvia, persino un bambino capirebbe che il premier ha con la telecamera la stessa familiarità che lo lega al tinello di casa mentre per l’insigne studioso l’ospitata da Mentana è una data da cerchiare in rosso sull’agenda a perenne memoria. No, se davvero vogliamo dare un senso “storico” a questa disfida televisiva, che persino l’imbarazzata Repubblica ha definito «impari», dobbiamo catalogarla come la prima nella quale Renzi ha tentato l’aggancio con quell’elettorato di destra da lui giudicato decisivo per vincere la battaglia del referendum.

Nel confronto tv Renzi ha giocato la carta del decisionista

Quale occasione migliore, del resto, di un avversario come Zagreberlsky, di uno cioè che ha legato il proprio nome ad ogni tappa della ventennale guerra combattuta dall’establishment contro Silvio Berlusconi. Ritrovarselo ora a fianco nella stessa trincea del “no” può risultare indigesto, oltre che incredibile, per molti elettori moderati. Ma è solo un gioco di specchi, un artificio logico e retorico che può essere rintuzzato con le stesse armi. Non è da queste speciose argomentazioni, infatti, che il centrodestra deve farsi abbagliare. È Renzi, semmai, a doversi interrogare sui motivi che oggi lo costringono ad un’affannosa rincorsa su un elettorato che, come confermano i sondaggi, soltanto un anno fa era sul punto di cedergli. Ripensi, il premier, al suo percorso degli ultimi mesi e si soffermi, ad esempio, sull’introduzione delle nozze gay, caparbiamente voluto nel tentativo di recuperare a sinistra, o al “tassa e spendi” allestito in forma di mance, bonus, assunzioni inutili, misure buone esclusivamente a far schizzare ulteriormente il nostro già insostenibile debito pubblico. Provvedimenti urticanti per la destra. Ma che recano in calce la firma di Renzi, il quale oggi – direbbe Totò: tomo tomo, cacchio cacchio – riscopre l’esistenza e l’importanza di quell’elettorato preso a calci in faccia nell’ultimo anno e il cui leader aveva già raggirato in occasione dell’elezione del presidente della Repubblica.

Berlusconi determinante per la vittoria del “no”

È l’antico giochetto dei due forni che Renzi può permettersi almeno fino a quando la sua leadership sarà percepita dagli italiani come priva di una reale alternativa. Un motivo in più per un centrodestra disperso in mille rivoli di darsi un assetto unitario e una leadership condivisa (a tuttora anche quella del Cavaliere non sembra avere rivali). A maggior ragione oggi che il Campidoglio, da trampolino per nuove conquiste, giorno dopo giorno, si sta trasformando nel mausoleo dei Cinquestelle.