Con la Marcia su Roma Mussolini scelse la via del consenso popolare

Oggi sono 94 anni dalla Marcia su Roma, avvenuta il 28 ottobre 1922 da parte di decine di migliaia di fascisti convenuti da tutta Italia per protestare contro l’instabilità sociale, la crisi economica, il disordine politico causati dal cosiddetto biennio rosso, stagione di torbidi e di tumulti causati dalle sinistre estreme nell’intento di portare l’Italia nell’orbita della neonata Unione Sovietica (che invece era nata da un colpo di Stato armato che ha causato milioni di morti). Sarebbe inutile, perché esiste un’ampissima pubblicistica sui fatti, rievocare le fasi dell’evento in seguito al quale il capo del fascismo Benito Mussolini divenne presidente del Consiglio per nomina reale. Basti qui ricordare che la Marcia su Roma – i cui partecipanti avevano il diritto di indossare per sempre la Sciarpa Littorio – venne celebrata negli anni seguenti come la levatrice della Rivoluzione fascista. Non fu affatto una manifestazione violenta, ancorché armata, perché, a differenza di quanto affermato dalla storiografia dei vincitori dopo il 1945. Testimonianze parlano di contadini venuti dalla provincia con la loro doppietta a due colpi, che mai e poi mai sarebbe servita ad alcunché in caso di scontri con l’esercito regio, che qualcuno pure auspicava e richiese. Il re, dando prova di grande responsabilità, decise, il 30 ottobre, di affidare a Benito Mussolini l’incarico di formare il governo. Per la cronaca e per i giovani: durante tutto il periodo fascista si svolsero regolari elezioni, alle quali partecipavano anche formazioni non fasciste. A lungo si dibatté nel Partito nazionale fascista se la Marcia su Roma dovesse essere una vera e propria insurrezione armata o meno, ma Mussolini, come è noto, scelse la via parlamentare, rinunciando per il momento alla componente repubblicana, e proseguendo la ricerca del consenso popolare. Consenso che, attenzione, già lo aveva il larghissima misura tra gli italiani, perché il re sapeva benissimo che gran parte dei militari erano dalla parte del fascismo; per questo non mandò l’esercito contro gli squadristi: sapeva che verosimilmente gran parte dei soldati avrebbero disertato per passare dalla parte dei manifestanti.

L’ultimo partecipante alla Marcia su Roma morì nel 2009

Non tutti sanno invece che la Marcia su Roma ebbe una specie di prova generale: il 2 agosto precedente le squadre fasciste procedettero a un’occupazione militare di Ancona. Prima di tutto per vedere se sarebbe riuscita e poi per verificare l’eventuale reazione del re e dell’esercito in caso di un’occupazione di una città italiana. E poi Ancona due anni prima era insorta in armi contro il governo. Ma l’operazione fascista riuscì alla perfezione, la città marchigiana non si oppose, segno appunto del citato consenso già conquistato dal fascismo. La preparazione, invece, avvenne a Napoli quattro giorni prima del 28 ottobre, dove Mussolini aveva indotto un gigantesco raduno di camicie nere al campo sportivo dell’Arenaccia. In quell’occasione furono nominati i Quadrumviri che avrebbero guidato la Marcia: Italo Balbo, Emilio De Bono, Cesare Maria De Vecchi e Michele Bianchi. Il 28, dopo ore convulse e concitate, rinunciato all’idea di fare Salandra premier, il re convocò Mussolini per conferirgli il sospirato incarico. Tra l’altro, Mussolini arrivò con molto ritardo perché il treno a ogni stazione fu preso d’assalto dagli italiani festanti che volevano acclamarlo. Dopo il conferimento dell’incarico, le camicie nere furono autorizzate a entrare a Roma: entrarono festanti in oltre settantamila, senza nessun incidente, tranne che a San Lorenzo, dove un gruppo di comunisti accolsero i fascisti – che come si è detto sfilavano ordinatamente e pacificamente – a colpi di arma da fuoco. Il giorno dopo un gruppo di fascisti entrò nel quartiere decisi a vendicarsi: seguirono scontri sanguinosi, che provocarono 13 morti tra cui gli sparatori del giorno prima, e furono ferite duecento persone. Il giorno dopo i vertici del fascismo dettero l’ordine di smobilitazione. Mussolini presentò al re un governo con al suo interno solo tre fascisti, per giunta moderati. Oggi nessuno dei partecipanti alla Marcia su Roma è più in vita. L’ultimo, a quanto si apprende, morì nel 2009: era Vasco Bruttomesso, studente veneziano che al tempo aveva 22 anni.