Comunismo italiano 2.0: il finto derby tra Renzi e Grillo

Sono tornati o forse non se ne sono mai andati.  Certo in forma diversa, con leader non immediatamente identificabili, con un’attitudine professionale allo “struscio” coi poteri forti e infine con la novità della presenza di una finta opposizione, così da occupare tutto lo spazio politico e avere quel controllo ideologico che un tempo chiamavano egemonia, ma in definitiva sono tornati.  Sto parlando dei comunisti.  Sono nuovi e ridono, nessun commissario politico si presenta ancora alla nostra porta col bavero dell’impermeabile rialzato, il cappello abbassato sugli occhiali scuri e un mitra alla mano, sono elastici e modernisti, dialoganti e piacioni, ma, onnipresenti, intolleranti e molto pervasivi, sembrano proprio loro. I’indimenticato maestro, Togliatti, aveva perfezionato il modello del fronte popolare, dove tutte le possibili sfumature dovevano essere rappresentate, con una guida dura ed indiscutibile, ma assieme ad un completo supermarket di offerta politica, dai metalmeccanici agli intellettuali, dai rivoluzionari ai pacifisti ed un simbolo unificante e generico: Garibaldi.  I discepoli, studiata e mandata a memoria la lezione, hanno migliorato il modello e, capito che la competizione -anche simulata- attira interesse e che la presenza di una opposizione radicale, ma non ideologicamente contrapposta, rafforza in realtà il potere, di fronti popolari ne hanno fatti due, quello di Renzi e quello di Grillo, il primo col nome universalistico di democratici, il secondo col nome indefinito (e alberghiero) di cinque stelle e tutti e due con un capo unico e molto insofferente alla democrazia.

Il controllo delle persone

Rispetto all’epoca di Palmiro, hanno un grande vantaggio, quello di poter realizzare il controllo delle persone, delle loro idee e delle loro cose (fine sempre immutato dell’egualitarismo comunista) senza più bisogno continuo di aggressioni, campi di rieducazione ed espropri, grazie all’utilizzo del progresso tecnologico messo al servizio del dominio.  Gli stessi microchip che ci permettono, con un piccolo apparato, di avere in rete tutte le informazioni che ci occorrono, di fare gli acquisti che desideriamo, di seguire la borsa o cercare notizie di un’amica, permettono anche di spiarci, schedarci, incrociare informazioni su di noi, fotografare dall’alto le nostre case o filmare le nostre azioni.  Permettono al governo di trasformarci in obbedienti assoggettati, controllati nella scrupolosa osservanza di ogni comportamento imposto, anche il più irragionevole, senza possibilità alcuna di resistenza passiva e a Grillo di trasformare i suoi adepti in semplici e inconsapevoli terminali di una ragnatela informatica incontrollabile e incombente. Esagero?  Forse e forse no, proviamo a vedere.  La regolamentazione statale delle attività teoricamente private – dalla produzione, alla distribuzione al commercio – é diventata così prescrittiva, minuziosa ed estesa da non solo moltiplicare i “lacci e lacciuoli” di einaudiana memoria, ma anche da risultare pericolosa per le contraddizioni inevitabili tra le troppe regole di troppe autorità, contraddizioni che spesso pongono imprenditori e dirigenti in uno stato di illegalità obbligata e tuttavia perseguibile, così da bloccarne in buona parte la capacità di iniziativa, senza che però questo dispiaccia né ai democratici né ai pentastellati, che anzi fanno del controllo una vera priorità.

Grillini, una costola della sinistra

L’egualitarismo ideologico é poi alla base di entrambe le posizioni politiche, dalle quote rosa, alle unioni omosessuali, dal livellamento fiscale a quello burocratico, mentre il giustizialismo, più esibito nei grillini, più mascherato nei renziani, é però ben presemte in entrambi, al contrario del garantismo di cui non c’é traccia nei primi e solo vaghi e contradditori accenni nei secondi. Dal Pd, che in fondo é pur sempre l’ultimo erede di una lunga storia, che comprende anzitutto la tradizione comunista e poi parte della sinistra confessionale, ce lo si poteva attendere, non poteva bastare una mano di vernice nuovista e liberal ad annullare la spinta verso l’uguaglianza coatta e l’irreggimentazione, che é annidata nel profondo di quella storia e Renzi, non può, anche volendo, distaccarsene troppo.  Ma anche i grillini, non sono di pasta molto diversa, dal reddito di cittadinanza, alla decrescita felice, dal no alle privatizzazioni, all’alta velocità o alle olimpiadi, fino ai sindaci che vogliono requisire le case sfitte, all’apologia delle manette e a Dario Fo, sono a pieno titolo una costola della sinistra, con un bel pò di luddismo verde e di settarismo alla scientology, ma comunque, nonostante qualche esponente neutro, sempre a sinistra, come anche la storia personale del fondatore e capo indiscusso dimostra.  Caso mai é su Renzi, che va spesa qualche altra parola, perché a parte la sua attitudine un po’ caporalesca, che l’ha portato tra l’altro ad imporre una riforma costituzionale ed una legge elettorale che sono uno sberleffo alla democrazia  (e scusate se é poco) di derivazione comunista non lo é, almeno in senso classico e non tanto perché cattolico, qualifica che non costituisce affatto una garanzia in tempi che non sono certo quelli di papa Pacelli, ma perché é piuttosto un prodotto della nuova sinistra politically correct. l problema con Renzi é un altro, perché lui é  – e non potrebbe non essere – ostaggio del suo partito e dicendo questo non mi riferisco tanto alla sua minoranza interna, che pure conta, ma proprio alla sua maggioranza, agli Zanda, agli Orfini, alle Finocchiaro, alle Serracchiani, oltre che alle migliaia di persone che tutt’ora gli organizzano le feste dell’Unità.  Di questa gente e della sua storia non può rifiutarsi di essere il rappresentante, é utile come immagine per provare a rosicchiare qualche voto a destra, come nel suo ultimo (e un pò spaventato) appello agli elettori referendari, ma non può cambiare realmente le cose, perché, anche se leader decisionista, é consapevole che le foglie di fico, quando non servono più, volano via molto facilmente e neanche con gran vento, basta uno spiffero. E’ così che si spiega la politica di impoverimento del ceto medio, attraverso l’esproprio soft delle imposte troppo progressive, delle tasse sulla proprietà immobiliare anche improduttiva, dell’esclusione da molti benefici (per l’università, la salute, i servizi) alcuni dei quali riservati ormai ai soli non abbienti. Allo stesso modo in cui si può spiegare come la proprietà privata sia da anni vanificata dall’arbitrio regolatorio comunale, oppure l’autolesionistica politica attuale sull’immigrazione, che sta distruggendo la coesione sociale e sta di fatto escludendoci dall’Europa.

Grillo e Renzi, un finto derby

Non ci induca in errore la polemica aspra e cattiva tra democratici e pentastellati, perché, nonostante la genesi e lo stile così diversi, non é affatto ideologica, l’origine di questo scontro si chiama solo concorrenza, competizione per conquistare, oltre al loro elettorato comune, anche il nostro voto di destra liberale e patriottica, lasciandoci solo il ruolo di fornitori di consensi, per realizzare però fini contrari a quasi tutto quello in cui crediamo. Non é il comunismo classico e non ha bisogno di esserlo, non é più necessario statizzare il sistema industriale per controllarlo, ma il fine ultimo di dominare il cittadino per “egualizzarlo” rimane identico e il mezzo resta sempre lo stato.  Per questo non trovo un termine più adatto per definirlo, senza voler assolutamente demonizzare, ma anche senza illudersi.  E allora il classico discrimine destra-sinistra resta sostanziale, anche se la sinistra prova a dichiararlo superato, perché valuta che le convenga.   Se questo che diciamo é vero – e io credo che in gran parte lo sia, allora si impone una riflessione agli elettori di centro-destra, a quella gente che se ne resta incavolata a casa senza più occuparsi di politica, ignorando che la politica continua ad occuparsi di lei, oppure, peggio, si lascia adescare a partecipare al finto derby della sinistra, pensando di votare Renzi in funzione anti Grillo per salvare il salvabile o Grillo in funzione anti Renzi per mandarli tutti a casa, perché per questa strada non si va verso nessun progresso, semplicemente si assiste o addirittura si partecipa, alla distruzione della società libera.  Se ci sentiamo liberali, nazionalisti, cattolici tradizionali, leghisti, socialisti tricolori o quello che vi pare, anche semplicemente liberi di volersi occupare di sè, ma non di sinistra (perché altrimenti sarebbe più che legittimo) oltre a votare un netto no al referendum, dobbiamo aver chiaro che non abbiamo niente a che spartire né con Grillo né con Renzi e, in futuro, non farci più coinvolgere (come purtroppo é successo a Roma e a Torino) in finte battaglie che non ci appartengono, a meno di non voler rientrare nella definizione, attribuibile a Lenin, di utili idioti.   Io non so se alle prossime elezioni i partiti del centro destra avranno risolto i loro contenziosi, superato le antiche e nuove rivalità, trovato un programma e un metodo comuni o addirittura ritrovato la via dell’unità, ma so che dovremo votarli comunque, anche se non lo meritassero che in minima parte e non per loro, ma per noi stessi.   E non é davvero, purtroppo, una semplice riproposizione  del “turiamoci il naso” di Montanelli, perchè oggi non possiamo più contare (anzi ) sull’appartenenza protettiva ad un mondo europeo ed atlantico di valori liberali e occidentali condivisi, oggi siamo  soli,  oggi é sul serio una questione di sopravvivenza dei nostri valori e del nostro stile di vita. Insomma delle nostre Libertà.