Clan dei Casalesi, il giallo della lettera sui bunker del boss data al senatore Diana

Si tinge decisamente di giallo la vicenda giudiziaria di Lorenzo Diana, già fustigatore del centrodestra dalla tribuna della commissione parlamenatre Antimafia dove ha seduto per anni in quota Pds e Ds, poi approdato alla corte di Antonio Di Pietro e quindi candidato (senza successo) per l’Idv al consiglio regionale della Campania e, infine, cooptato dall’attuale sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, alla presidenza del Caan, il più grande consorzio agro-alimentare del Mezzogiorno. Diana, della cui vicenda si è già occupato il nostro giornale, è ora imputato di concorso esterno in associazione camorristica dalla Dda di Napoli, che ne ha chiesto di recente il rinvio a giudizio. I pm lo accusano di aver favorito i Casalesi nei lavori di metanizzazione dell’Agro Aversano, il cui appalto era stato aggiudicato alla Cpl Concordia, una “coop rossa”, che poi si era servita di imprese gestite da prestanome del clan. Secondo l’accusa anche per l’intervento di Diana. Ma su questa vicenda, già di per sè inquietante, piomba ora uno scritto anonimo che riemerge da sette anni di oblio e di cui hanno parlato in questi giorni il Mattino e l’edizione napoletana di Repubblica.

Il sindaco: «Lo diedi al sen. Diana perché lo desse a Roberti (Dda)»

A parlarne è Renato Natale, sindaco di Casal di Principe, antico esponente della sinistra locale da sempre impegnato sul fronte della lotta alla camorra e buon amico di dello stesso Diana. Racconta Natale che nel 2009  (all’epoca non era in carica) una mano ignota fece passare sotto la porta del suo studio medico uno scritto anonimo in cui erano riportate notizie molto dettagliate sui nascondigli di Michele Zagaria, attualmente sottoposto al regime carcerario del 416 bis, e Antonio Iovine, detto o’ Ninno, oggi collaboratore di giustizia. Entrambi, all’epoca dello scritto anonimo, erano le inacchiappabili “primule rosse” della camora casalese, grazie anche all’impenetrabile rete di connivenze e di complicità estesa a protezione della latitanza dei due boss. Quelle ventuno righe scritte in stampatello rappresentavano quindi un lampo nel buio dell’omertà. L’anonimo autore, infatti, scrive di «bunker con entrate sofisticate pareti doppie e sotto terra». Zagaria, aggiunge, «ha una casa in un vicolo cieco». Non è il rifugio dove Zagaria fu catturato il 7 dicembre di cinque anni fa ma un altro precedentemente usato dallo stesso boss. «Urgente – era scritto alla fine – porti questa lettera a Franco Roberti». All’epoca, l’attuale capo della Direzione nazionale antimafia era il coordinatore del pool di Napoli.

Ma il procuratore: «Escludo che mi sia stato consegnato»

E qui la vicenda si tinge di giallo: Natale, infatti, rivela alla Dda di aver «contattato l’allora senatore Diana» e di «avergli consegnato la lettera. Mi disse che l’avrebbe consegnata a Roberti». Ma a quest’ultimo la lettera arriverà solo il 10 settembre scorso, praticamente un mese fa. E come lo stesso alto magistrato ha ricostruito in una relazione ai colleghi partenopei, non per mano di Diana ma dello stesso Natale in occasione di una manifestazione a Casal diPrincipe. Sul punto, Roberti è categorico: «Escludo di aver ricebuto il documento dal senatore Diana e ignoro se quest’ultimo lo abbia eventualmente consegnato» al suo successore alla guida della Dda di Napoli. Ma non è finita. Un ultimo, sconcertante elemento lo fornisce ancora Natale: «Contattai Diana via Facebook lo scorso luglio: mi rispose di aver recapitato la missiva al dottor Roberti».