Castelsantangelo, la mamma che non vuole andar via: mio figlio è sepolto qui

Sta davanti alla porta del bar stretta nella sua giacca a vento. E parla con un filo di voce: «Sono di Roma . E da due anni vivo qui per stare vicina vicina a mio figlio che è sepolto qui. Sono choccata. Non so se andare o restare…». Quella di questa donna è una delle tante, tantissime, storie dolorose che affollano il quotidiano di Castelsantangelo sul Nera squassato dal terremoto di ieri. C’è chi ha un’attività, qui, e non vuole lasciarla, si ostina a restare. Chi, appunto, ha la tomba dei propri cari. Tutti sanno che sta arrivando il freddo e che sarà dura, durissima restare a Castelsanganelo sul Nera. Ma non vogiono andarsene.
Il sindaco di Castelsantangelo, Mauro Falcucci, prova a convincerli. Vuole, invece, che la sua gente «vada via per qualche tempo» dal paese. «Per ricaricare le batterie», dice. E aggiunge, come se parlasse a sè stesso: «ma noi non molliamo».
Una possibilità che invece non vuole prendere in considerazione chi abita in questo paese dell’Appennino marchigiano sventrato dal terremoto.
«Tutti vogliono rimanere qui», assicurano Alessandro, Felice e Pietro vicino al bar diventato ora il punto di ritrovo della comunità. Eppure qui tra qualche settimana arriverà il freddo vero. E già oggi la temperatura è scesa sotto ai dieci gradi mentre un vento freddo sferza tutto e tutti.
«Io qui ci sono nato e voglio rimanerci», punta i piedi Alessandro, 68 anni. «Siamo preoccupati per il nostro posto di lavoro», spiegano Alessandro e Felice.
«Il freddo? – proseguono – Non possiamo certo stare in tenda. Ci porteranno i container o i prefabbricati, d’altronde siamo rimasti in 150 a vivere qui».
«Andare via? Assolutamente no. C’è la nostra attività da mandare avanti. Rimarremo in auto o troveremo un locale sicuro, Per ora resistiamo», gli fa eco Virginia, in auto con la figlioletta e due amiche.
Con tutti parla il sindaco che entro sera vorrebbe trasferire negli alberghi di San Benedetto del Tronto e Civitanova almeno gli anziani. Per poi convincere anche i più giovani. «Non possiamo stare qui – ribadisce – con questo temporale continuo sotto i piedi». Intanto la comunità si ritrova accanto e dentro al bar del paese.
«E’ un disastro totale… – dice commosso Marzio – Nel magazzino rovinato dal sisma – racconta ancora – ho merce per migliaia di euro. Poi c’è la casa da rifare. Forse era meglio esserci rimasti sotto e così finiva tutto…», susurra con voce rotta dalla commozione prima di allontanarsi.
La comunità di Castelsantangelo si era già ritrovata ieri sera dopo la prima scossa nell’albergo del paese.
«Perché insieme ci si fa forza», per combattere la paura del terremoto, fa notare Rossella. Tra loro c’è chi ha un’attività da gestire e chi lavora nelle aziende nella zona di Castelsantangelo. Praticamente tutti hanno perso le loro case, ora segnate da crolli e crepe profonde.
Chi si è accorto della prima scossa di terremoto dai massi finiti sulla strada è Rossella. «Li ho schivati – dice oggi – ed è stato terribile. Dopo ci siamo ritrovati insieme nell’albergo di Castelsantangelo. Insieme ci siamo fatti forza perché abbiamo tanta paura. Siamo allo sfinimento psicologico».
Chi non vuole andare è Antonella, che discute animatamente con il marito titolare di un’edicola: «Se lasciamo abbiamo fuso», afferma decisa lei. «Quando c’è stato il terremoto – racconta invece lui – mi sono messo sotto a una porta. Poi abbiamo dormito in macchina. Qui ormai non c’è più un negozio aperto».
«Andiamo fuori per qualche giorno – è l’appello del sindaco Mauro Fallucci – per ricaricare le batterie. Noi non molliamo».