Brevi note su un cantante differente: dieci anni fa l’addio a Bruno Lauzi

Dieci anni fa ci lasciava Bruno Lauzi, cantautore, poeta, scrittore, giornalista, insomma artista, che ha segnato profondamente la storia della musica italiana (e non solo italiana). Personaggio atipico, controcorrente, davvero “differente” dai suoi colleghi cantautori che erano corsi in soccorso della sinistra imperante, contro i quali scrisse anche una canzone, Io canterò politico, come fece anche Francesco Guccini, “salvato” del resto da Lauzi nella stessa canzone. Bruno Lauzi nacque all’Asmara, in territorio italiano, nel 1937. La famiglia successivamente si trasferì a Genova, dove Lauzi crebbe col suo coetaneo Luigi Tenco: erano nella stessa classe, e qualcuno dice anche banco, al liceo Andrea Doria. In seguito, alzi fu tra i fondatori dell’ormai mitica scuola genovese dei cantautori, insieme con Luigi Tenco, Fabrizio De André, Gino Paoli, Sergio Endrigo, Umberto Bindi e anche Paolo Villaggio, che cantautore non era ma che insieme all’amico De André contribuì alla vita culturale del capoluogo ligure dove anch’egli era nato, e dove aveva frequentato lo stesso liceo classico di Lauzi, il Doria. La mamma era un’ebrea convertita alla religione del marito cattolico, sposato a Tripoli nel 1932. Dai genitori Lauzi ereditò senza dubbio l’amore per la libertà e un certo spirito liberale, che gli impedirono sempre di entrare nel gregge dai cantautori “impegnati” e “di sinistra”. Nei primi anni Cinquanta, insieme con Tenco, approfondisce il jazz, legge Ezra Pound e forma il gruppo musicale Jelly Roll Morton Boys Jazz Band, scrivendo anche canzoni sotto la guida di Gianfranco Reverberi e di Giorgio Calabrese, che Lauzi, nella sua autobiografia Tanto domani mi sveglio, definisce autentici maestri. Nel 1956 con la famiglia si trasferisce a Varese, dove inizia a scrivere in un giornale, l’Altolombardo, con Piero Chiara con cui divenne amico, e conosce la poesia dei francesi Brel, Brassens, Aznavour (che era armeno naturalizzato francese) e altri.

Lauzi fece i suoi esordi al Derby di Milano

È in questo periodo che scrive il brano Il poeta, che certamente segnerà in qualche modo il suo futuro e la sua arte. Nel 1960 ci fu la svolta, di cui pochi sono a conoscenza: il grande Giorgio Gaber canta una sua canzone, con testo di Mogol, che si chiamava Bella. Nel 1962 iniziò la sua carriera di cantautore con due canzoni in genovese. Notato viene chiamato all’ormai celeberrimo locale Derby di Milano a fare alcuni spettacoli di cabaret; ma non si chiamava ancora Bruno Lauzi, lavorava con lo pseudonimo di Miguel e i Caravana. In questo periodo lascia con grande coraggio facoltà di Legge e si diploma alla Scuola Interpreti di Milano. Rislae a questo periodo la sua canzone La donna del Sud, ispirata forse dalle famiglie di emigranti che vedeva quotidianamente sul treno che prendeva per andare da Varese a Milano (tra l’altro pare che non prese mai la patente). Ma a questo punto il successo arrivò: al Derby aveva conosciuto mostri sacri come Enzo Jannacci, Lino Toffolo, i Gufi, Cochi e Renato, Felice Andreasi e altri. Scrive brani indimenticabili come RitorneraiTi ruberòMargheritaViva la libertà, e il già citato Il poeta, del 1963. Nel 1969 o nel 1970 conosce Lucio Battisti, Mogol già lo conosceva, che lo vogliono alla loro casa discografica, la Numero Uno. Per Lauzi scrissero i brani Mary oh MaryE penso a teAmore caro, amore belloL’aquila e Un uomo che ti ama. Ma Lauzi aveva un carattere difficile, poco incline ai compromessi, fedele alla sua arte, per cui in vari periodi della sua vita si trovò osteggiato non solo dalla eletta schiera dei cantautori ma persino dalla Rai e dalla censura. Non si perse d’animo e se ne infischiò, lavorando in altre direzioni e conseguendo sempre il successo che meritava. A Sanremo partecipò una sola volta, col pezzo Il tuo amore, un bel brano che non viene neanche ammesso alla finale. Due anni dopo, nel 1967, rimane scosso dal suicidio del suo amico di sempre, Luigi Tenco, proprio a Sanremo, del quale riuscirà a parlare pubblicamente solo anni dopo. Fu tra i primi, all’inizio degli anni Settanta, a partecipare in modo continuativo al debutto delle prime tv private. In una sua trasmissione, fu il primo a ospitare uno sconosciuto Claudio Baglioni. Amico e collaboratore di Mina, Mia Martini, Edoardo Bennato e altre star della musica, Lauzi partecipò all’Omaggio a Mia Martini nel giugno del 1995, pochi giorni dopo la scomparsa dell’artista. Per l’occasione cantò la sua canzone Piccolo uomo, ribattezzato quella volta Piccola donna.

Lauzi ebbe una vita artistica molto intensa

Della sua vita artistica potremmo dire infinite altre cose, ma ci limiteremo a ricordare il suo impegno per la lotta al morbo di Parkinson, dal quale era stato colpito seppur in forma lieve, i suoi libri, le sue poesie, la sua attività come scrittore dialettale. Nella sua vita ebbe moltissimi riconoscimento e fu anche enologo: sì, perché nel 1968 si sposò con Giovanna Coprani, con cui si dedicò appunto alla viticoltura, realizzando un ottimo vino Barbera, denominato La Celeste, notato anche da Luigi Veronelli. E poi le canzoni umoristiche per Jannacci, le canzoni per bambini, come Johnny Bassotto e La tartaruga: un artista eclettico, insomma, e anche poliedrico. Politicamente, lui fu sempre un anticomunista convinto. Amava troppo la tolleranza per andare a sinistra. Attivista del Partito liberale, di militò molti anni. Ebbe simpatia per Silvio Berlusconi quando entrò in campo, ma non volle mai farsi coinvolgere in prima persona. Aveva troppe cose da fare: aveva la sua arte, la sua famiglia, era tifoso della Sampdoria, andava a funghi, e, cosa che ci piacque molto, rifiutò di esibirsi a una Festa dell’Unità, chiedendo invece agli organizzatori di far liberare dai gulag comunisti gli intellettuali e oppositori russi là richiusi. Nel 2006, anno della sua morte, fece una dichiarazione di voto in favore del centrodestra di Berlusconi, in quanto veemente sostenitore dell’energia nucleare. Non possiamo dimenticare infine che questo generoso artista fu amico e sostenitore di Enzo Tortora, prima e dopo l’arresto. Al lui è stata dedicata l’edizione 2006 del Premio Tenco ed è stato istituito il Premio Anacapri Bruno Lauzi, che si svolge ogni anno dal 2008 nella cittadina dell’isola. Ha un figlio, Maurizio, anch’egli musicista.

(foto e notizie tratta dal sito www.brunolauzi.it)