Le Borse rischiano lunedì nero per la maxi-multa Usa a Deutsche Bank

Le Borse domani rischiano un “lunedì nero” se, nelle prossime ore, non ci sarà una schiarita sulla maxi-multa da 14 miliardi di dollari ipotizzata dalle autorità Usa per Deutsche Bank, alla quale, peraltro, pesano anche, ora, nuove iniziative giudiziarie inclusa quella italiana.
Ed è forte il timore che serpeggia nei circoli finanziari a poche ore dalla riapertura dei mercati, mentre in Germania la politica ipotizza che, all’origine, non vi sia altro che una “guerra economica” scatenata dagli Usa nei confronti di Berlino dopo l’offensiva europea su Apple.
Se Deutsche Bank non raggiungerà un accordo con il dipartimento di Giustizia americano, sarà “lunedì nero“, avverte Pedro Texeira dai vertici dell’hedge fund newyorchese Nakota Management.
Sono parole tutt’altro che disinteressate: proprio la fuga degli hedge fund da Deutsche Bank e il loro cosiddetto “short selling“, le scommesse al ribasso sul valore di Borsa, hanno contribuito al crollo iniziale del 9 per cento, venerdì scorso, e alcuni fondi speculativi stanno mettendo l’istituto in difficoltà anche sul fronte, critico, delle garanzie ai derivati.
Ma che dichiarazioni di questo tenore possano dar luogo a un effetto-valanga, con una nuova fuga sui mercati, è ipotesi condivisa da molti: sia a Francoforte, dove il monitoraggio della situazione tiene in allerta la Bce e la Bundesbank, sia a New York, dove è ben chiaro che se un colosso come Deutsche Bank sfuggisse di mano, sarebbe a rischio lastessa  stabilità finanziaria globale.
Deutsche Bank, dal canto suo, prova a rassicurare: “abbiamo 215 miliardi di euro di liquidità”.
C’è preoccupazione – le azioni sono ai minimi dagli anni ’80 – per i suoi 985 miliardi di euro di asset finanziari di cui 28,8 miliardi “level 3”, con valutazioni dubbie e illiquidi.
Ma tutti sanno che il vero nodo oggi è, a ben guardare, politico. E’ opinione comune che l’ipotesi di 14 miliardi di dollari di multa per le malefatte della banca tedesca nella crisi dei cosiddetti “subprime” sia sproporzionata, anche alla luce delle sanzioni irrogate agli altri istituti, sia statunitensi che europei.
E non è un caso che venerdì, da un crollo di circa il 9 per cento, Deutsche Bank sia passata a guadagnare ben il 6,4 per cento in chiusura dopo le indiscrezioni di un accordo con gli Usa che taglierebbe il valore di quella sanzione a “soli” 5,4 miliardi di dollari.
La voce ha preso a circolare poco dopo la telefonata Obama-Merkel. Un dettaglio che, inevitabilmente, dà una forte connotazione politica alla vicenda.
Il ragionamento che si fa è molto semplice: non conviene a nessuno, neanche agli Usa, destabilizzare i mercati con una multa che sarebbe insostenibile per il bilancio di Deutsche Bank, già di per sé sotto pressione.
Probabile, invece, che la politica negozi una sanzione significativa, ma sopportabile. Sia Washington che Berlino al momento tacciono.
Ma questo non significa che non ci si stia lavorando: a conferma di quanto per la Merkel la questione rischi di diventare un’insopportabile spina nel fianco, alzano la pressione sulla stampa i top manager di cinque colossi industriali tedeschi, Basf, Daimler, Siemens, Eon e Rwe: “l’industria tedesca ha bisogno di una Deutsche Bank che ci accompagni nel mondo”. E la politica dà fuoco alle polveri: Peter Ramsauer, presidente della commissione Economia del Bundestag, dice alla stampa che la mossa di Washington “ha le caratteristiche di una guerra economica”: Markus Feber, della Csu, afonda ancora di più il coltello nel burro e dice che è una risposta “pan per focaccia” alle accuse europee ad Apple.