Berlusconi scende in campo per il “No”: «Si rischia la dittatura grillina»

martedì 18 ottobre 19:45 - di Robert Perdicchi

Silvio Berlusconi scende in campo sul referendum per sgomberare il campo dagli equivoci. «La riforma costituzionale potrebbe consegnare a un solo uomo e a un solo partito l’Italia e gli italiani. Con appena il 15% degli aventi diritto al voto, quindi con una esigua minoranza, Grillo ad esempio, già padrone del Suo partito, potrebbe diventare anche col 55% padrone dell’unica Camera che farà le leggi ordinarie Vorrebbe dire padrone dell’Italia e degli italiani. E non diciamo “No” per lasciare le cose come stanno». Così in un’intervista al Tg5 il leader di Forza Italia chiarisce la sua posizione e lancia l’idea di una riforma vera, diversa, una nuova riforma, che dovrebbe contenere cinque punti: 1. La scelta da parte degli elettori del Presidente della Repubblica; 2. un vero taglio dei parlamentari, che vanno ridotti di oltre la metà; 3. il vincolo di mandato, per cui un eletto non può cambiare bandiera senza dimettersi; 4. un limite costituzionale alle imposte, alla pressione fiscale che nessun governo può superare; 5. una vera riforma delle Regioni, che oggi sono diventate un’altra grande e costosa burocrazia.

«Dobbiamo rispondere con un forte, deciso e responsabile “No” a questa riforma che favorirebbe una deriva autoritaria davvero con il rischio di un uomo solo al comando. Sapete bene che siamo in un momento difficile – afferma Berlusconi – in cui l’economia non cresce, il lavoro manca, la povertà aumenta, l’immigrazione prosegue incontrollata, la sicurezza di tutti è in pericolo, in Europa non riusciamo a far valere le nostre ragioni». «Eppure, incredibilmente – prosegue – questo governo punta su una riforma costituzionale mal scritta e pericolosa per ritrovare quel consenso che non ha più. Anche per questa ragione dobbiamo rispondere con un forte, deciso e responsabile “No” a questa riforma che favorirebbe una deriva autoritaria davvero con il rischio di un uomo solo al comando. Il contrario della democrazia».

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