Belsito, ex tesoriere della Lega. «Io e il Trota siamo innocenti…»

Non ha voluto rendere interrogatorio, ma solo fare dichiarazioni spontanee per criticare le perizie contabili della Procura “basate su errori e profonde incongruenze” Francesco Belsito, l’ex tesoriere della Lega imputato a Milano nel processo “The family” assieme a Umberto Bossi e al figlio del senatùr Renzo, soprannominato “Il Trota”. Errori su cui si fonderebbe, a suo dire, il capo di imputazione che lo ha portato alla sbarra per una appropriazione indebita di oltre mezzo milione contestata senza tenere “in alcun modo conto dei compensi percepiti dal sottoscritto per l’attività svolta e la carica ricoperta” in via Bellerio. Dopo che per due volte ha disertato l’aula, oggi Belsito si è presentato al palazzo di Giustizia di Milano e davanti al giudice dell’ottava sezione penale del Tribunale Luisa Balzarotti, ha letto un documento tecnico per chiedere di poter effettuare una “controperizia” “previa acquisizione” dei documenti che sono stati utilizzati dai consulenti del pm Paolo Filippini per chiarire una serie di aspetti della vicenda. Nel chiedere una “rinnovazione” della perizia e cioè una sua controperizia per “meglio chiarire gli aspetti” di cui è chiamato a rispondere in Tribunale, Belsito nelle sue brevi dichiarazioni spontanee, ha sottolineato che la sua istanza – che verrà tradotta in una formale richiesta dei suoi difensori – non è “arbitraria” ma si basa sui “profili di erroneità gravi direttamente percepiti dal sottoscritto” in quella che è in realtà una consulenza di parte della Procura e non, come la chiama l’ex tesoriere, una perizia. Tra gli errori rinvenuti nel rapporto degli esperti del pm Filippini e sul quale si è basato “per procedere alle imputazioni del presente processo”, l’ex contabile del Carroccio ha indicato per esempio la laurea a Tirana di Renzo Bossi, oggi presente in aula: «Vengono contabilizzati 154.000 euro come acconti Cisda di Lugano ma, successivamente, a conclusione dell’elaborato vengono aggiunti altri 77.000 euro in relazione alla laurea in Albania». Belsito che ritiene “che i periti abbiano acquisto i file ma non i ‘mastrini’ (i libri mastri, ndr)”, ha rilevato, tra l’altro, come “per l’anno 2009 risulterebbero 388 mila euro imputati come pagamenti in contanti quando, invece, trattasi di pagamenti del federale utilizzati in parte per le elezioni europee e, in parte, per il finanziamento della militanza locale”. E ancora: «La perizia in questione non tiene conto in alcun modo dei compensi percepiti dal sottoscritto per l’attività svolta e per la carica ricoperta nella Lega». Su questo punto, fuori dall’aula, la difesa dell’ex tesoriere ha tenuto a precisare che parte del denaro di cui l’attuale esponente è accusato di aver sottratto al partito in realtà era il suo stipendio. In più, in un altro passaggio delle sue dichiarazioni spontanee messe nero su bianco in due paginette e lette al giudice Balzarotti, Belsito ha sostenuto che “la stessa perizia ha ampiamente provato che la Lega per prassi interna registrava la contabilità con un ritardo di circa 6 mesi, ritardo pienamente legittimo non essendo la Lega una società commerciale”. Prima delle dichiarazioni spontanee il pm ha chiesto di acquisire agli atti del processo due verbali di Belsito e una serie di documenti sequestrati nella sua abitazione genovese. Il processo riprende il 12 dicembre con i tesi della difesa del il “Trota”, e poi sono state fissate udienze il 18 dicembre e il 16 gennaio. Non è escluso che i legali di Umberto Bossi rinuncino a convocare i loro testimoni.