Azione nazionale: No al referendum ma Sì alla Repubblica presidenziale

Azione nazionale prosegue il suo impegno per il “no” al referendum costituzionale e oggi ha tenuto un convegno a Napoli per ribadire le proprie argomentazioni. La vittoria del No al referendum costituzionale sarà un punto di svolta fondamentale per ripristinare la sovranità popolare nel nostro Paese, per rilanciare il Sud come motore di sviluppo dell’Italia e per un centrodestra rinnovato ed unito che torni alla guida del Paese». È quanto è emerso dalla manifestazione promossa a Napoli da Azione Nazionale con la partecipazione del coordinatore regionale Pietro Diodato, del Portavoce territoriale Salvatore Ronghi, del coordinatore di Napoli Capitale Enzo Rivellini, dei componenti del direttivo nazionale Gabriella Peluso e Marco Cerreto, dei presidenti dei Comitati per il No Sovranità Popolare e Sud in Costituzione, Angelo Scala e Carmine Ippolito, del portavoce nazionale Fausto Orsomarso e dei promotori Gianni Alemanno e Giuseppe Scopelliti. Per Gianni Alemanno, promotore di Azione Nazionale, intervenuto ai lavori, l’unico modo per fare una riforma seria «è una assemblea costituente, eletta dal popolo. Il Sud è contrario – afferma l’ex sindaco di Roma – perché questa riforma non riconosce nulla al Mezzogiorno e continua a dare un colpo gravissimo alle province. Proponiamo – aggiunge – una Repubblica presidenziale e la macroregione del Sud. Con queste iniziative – conclude – si può tenere insieme l’unita nazionale e dare la giusta autonomia al Sud per andare verso sviluppo e lavoro. Da parte sua l’europarlamentare Raffaele Fitto ha detto che «il centrodestra è compatto sul fronte del No perché è composto da quelle forze che con serietà e credibilità vogliono opporsi a questo Governo e costruire un’alternativa». «Siamo contro la riforma – ha affermato – perché è sbagliata nel merito e rischia non di superare il bicameralismo e andare verso la semplificazione, ma di ottenere il risultato opposto. Ecco perché vogliamo parlare nel merito della riforma – ha aggiunto – e far capire agli italiani che rischia di far andare indietro il Paese. Tutto questo mentre il Paese è fermo economicamente, in grave crisi – ha concluso – il presidente del Consiglio utilizza la legge di stabilità per fare campagna elettorale per il referendum promettendo di tutto e di più con totale irresponsabilità».

Azione nazionale lancia l’idea di una macroregione del Sud

«Identità, comunità e sovranità sono i tre valori su cui si può ricostruire l’unità del centrodestra valorizzando tutte le identità del territorio in un progetto politico identitario e sovranista», ha detto il deputato della Lega Nord Giancarlo Giorgetti intervenendo alla manifestazione di Azione nazionale a Napoli. «Queste cose le dico qui come le dico a Pontida», ha sottolineato Giorgetti, che ha poi aggiunto: «Mi ha fatto piacere ascoltare l’inno borbonico prima di quello nazionale perché rappresenta la storia e la tradizione della vostra terra. Il progetto della Macro Regione Meridionale è musica per le nostre orecchie perché lo stesso progetto che stiamo portando avanti per gli altri territori». Giorgetti si è detto infine favorevole alla proposta di costituzione di un’assemblea costituente per una vera e seria riforma costituzionale lanciata da Gianni Alemanno». «Quando ero ministro per le Politiche agricole nel 2001 era un continuo braccio di ferro con la Lega Nord di Bossi – ha replicato l’ex sindaco di Roma – oggi, invece, le dichiarazioni i Giorgetti aprono l’alleanza tra Lega nord e Mezzogiorno in nome della sovranità nazionale». E «con la vittoria del Sud potranno gettarsi le basi per tornare a nuove elezioni ed eleggere un nuovo Parlamento ed un nuovo governo che riporti il Sud al centro dell’agenda politica del Paese», ha detto Ronghi, per il quale è fondamentale ripartire da una vera riforma costituzionale che preveda il Mezzogiorno in Costituzione per le sue specificità storiche, economiche e socio-culturali e per rilanciare i grandi temi per lo sviluppo del Meridione: le infrastrutture, la fiscalità di vantaggio, la valorizzazione della risorsa-giovani». Rivellini invece ha sottolineato che «la crescita del Sud e particolarmente lo sviluppo di Napoli capitale del Mezzogiorno sono le grandi sfide che, a partire dalla campagna referendaria, potranno trovare grande rilancio per diventare la grande missione nazionale e per porre fine alla politica degli spot di Renzi e dei governi del centrosinistra».

In febbraio il Congresso di Azione nazionale

Nel tavolo di confronto, cui hanno preso parte gli esponenti di Forza Italia Stefano Caldoro, della Lega Nord Giancarlo Giorgetti, dei Conservatori e Riformisti Raffaele Fitto, i promotori di An Gianni Alemanno e Giuseppe Scopelliti e il portavoce nazionale Fausto Orsomarso, sono state affrontate le motivazioni del No al referendum costituzionale e le ragioni di una partita politica «da cui dipende il futuro del Paese e che può e deve essere un’occasione di rilancio per il centrodestra a partire dai suoi valori fondamentali, dall’identità nazionale, al lavoro, alla famiglia, per tornare alla guida del Paese e per imporre una visione dell’Europa che sia comunanza dei Popoli e non dei banchieri e dei burocrati», ha evidenziato Scopelliti. «La riforma costituzionale è illegittima – ha precisato Diodato – perché approvata da un Parlamento illegittimo in quanto eletto con una legge elettorale dichiarata tale dalla Corte Costituzionale». «È una truffa perché il Senato non viene abolito, anzi, rimane in piedi con tutta la sua costosa organizzazione, e non c’è alcuna riduzione dei costi dell’istituzione in quanto i senatori verranno sostituiti da sindaci e consiglieri regionali», ha rimarcato Cerreto. «La riforma torna al centralismo statale, sottraendo importanti competenze legislative alle Regioni, tra cui infrastrutture, energia, protezione civile, ambiente, ed introduce un meccanismo di devolution in favore delle sole Regioni virtuose a danno delle Regioni meridionali», ha accusato Peluso. Orsomarso ha annunciato il Congresso nazionale di Azione nazionale a Roma per il 10-11-12 febbraio spiegando: «In quel congresso decideremo se Azione nazionale si deve costituire come partito, oppure confluire in qualche nuovo progetto di aggregazione che unisca più realtà. Tutto questo sempre con l’obiettivo di rafforzare il ruolo della Destra all’interno di un centrodestra unito.

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