Azerbaigian, il Papa in moschea: “Mai più violenza in nome di Dio”

E’ come un cerchio che si chiude. Così come aveva fatto appello alla pace in Nagorno Karabakh durante la visita nel giugno scorso in Armenia, ora, a completamento del suo trittico di visite nelle Repubbliche ex-sovietiche del Caucaso, giunto a casa dell’altro contendente, l’Azerbaigian, Papa Francesco ha rilanciato oggi il suo richiamo alla fine del conflitto mai risolto per l’enclave armena nel confini azeri. In questa unica giornata a Baku fitta di significati politici e interreligiosi – come i precedenti due giorni in Georgia si erano incentrati, oltre che sul tema della pace, sullo sforzo ecumenico -, il Pontefice ha anche ammonito, nell’incontro con le altre fedi religiose, che il nome di Dio non va mai “profanato” dagli “odi e contrapposizioni umane”.

L’incontro tra il Papa e il presidente Ilham Aliyev

Dopo la messa nella chiesa dell’Immacolata, unica parrocchia del Paese, per la piccola comunità cattolica locale, il Papa è andato in visita a Palazzo al presidente della Repubblica Ilham Aliyev.  Francesco ha subito richiamato alle autorità e allo stesso presidente l’imperativo della pace nella regione. “Ogni appartenenza etnica o ideologica, come ogni autentico cammino religioso, non può che escludere atteggiamenti e concezioni che strumentalizzano le proprie convinzioni, la propria identità o il nome di Dio per legittimare intenti di sopraffazione e di dominio”, ha detto.

L’appello lanciato alla moschea “Heydar Aliyev”

Nel successivo incontro con i rappresentanti delle altre religioni alla moschea “Heydar Aliyev“, è stato però lo sceicco dei Musulmani del Caucaso, Allahshukur Pashazadeh, oltre a dare atto al Papa della sua “protesta nel collegare il nome d’Islam al terrorismo”, a riconoscere di aver “appreso con attenzione e rispetto le Sue parole di grande leader religioso riguardo l’importanza di una risoluzione pacifica del conflitto di Nagorno Karabakh fra l’Armenia e l’Azerbaigian”. “Il popolo, lo Stato e il capo dell’Azerbaigian – ha osservato lo sceicco – desiderano una risoluzione giusta e pacifica di questo conflitto sulla base delle norme del diritto internazionale”. “Ancora una volta, da questo luogo così significativo, sale il grido accorato: mai più violenza in nome di Dio! Che il suo santo Nome sia adorato, non profanato e mercanteggiato dagli odi e dalle contrapposizioni umane”, ha detto il Papa avvertendo che le fedi “non devono mai essere strumentalizzate e mai possono prestare il fianco ad assecondare conflitti e contrapposizioni”. “Dio, e la storia stessa, ci domanderanno se ci siamo spesi oggi per la pace; già ce lo chiedono in modo accorato le giovani generazioni, che sognano un futuro diverso”, ha aggiunto. “Nella notte dei conflitti- è stato il suo appello – le religioni siano albe di pace, semi di rinascita tra devastazioni di morte, echi di dialogo che risuonano instancabilmente, vie di incontro e di riconciliazione per arrivare anche là, dove i tentativi delle mediazioni ufficiali sembrano non sortire effetti”.