Anm, Renzi inizia a calare le braghe davanti ai bau bau dei magistrati

Matteo Renzi si cala le braghe di fronte ai magistrati che minacciano scioperi. Il premier, bravissimo a fare il duro con i (deboli) cittadini, davanti alla categoria delle toghe cambia registro. Assertivo, accondiscendente, remissivo, accoglie con i guanti bianchi, insieme al ministro della Giustizia Andrea Orlando, la truppetta di magistrati capitanati dal presidente dell’Anm, Piercamillo Davigo, che si presenta al portone di palazzo Chigi in mattinata.
Alle toghe è bastato fare bau bau per trovare porte spalancate e ottenere rassicurazioni sui temi della giustizia e sulla riforma del processo penale.
Incontro a porte chiuse, senonché, all’uscita, dopo due ore di chiacchiere, Davigo non si lascia pregare per raccontare com’è andata. «Abbiamo manifestato il disagio della magistratura per una serie di problemi – dice prendendola alla larga – e dal presidente Renzi è arrivata un’apertura su una serie di cose».
E su cosa, Matteo Renzi, ha “aperto” ai magistrati? Intanto sulla questione del cosiddetto “periodo di legittimazione” per i magistrati di prima nomina. Il governo vorrebbe che i giovani magistrati avessero la facoltà di scegliere la propria sede dopo 4 anni di lavoro dal momento in cui vengono assegnati. L’Anm pretende, invece, che il periodo sia di 3 anni, anziché di 4. Detto, fatto. Renzi ha cambiato idea in un amen e ha dato la sua disponibilità su questo punto. Altra questione: le risorse e, soprattutto , le assunzioni del personale amministrativo. Anche qui il presidente del Consiglio, dopo aver fatto la faccia truce a beneficio dei giornali, ci ripensa: si può fare. «Soprattutto ci ha dato notevole disponibilità sulle risorse per il personale, anche ai fini della riqualificazione del nostro personale amministrativo, che vive un grande disagio», ha rivelato Davigo. E in questa parola, “disagio”, si coglie tutto lo spessore tragico della questione. Che, gira gira, finisce sempre lì, sul quantum.
Ma la questione che più intriga i sindacalisti delle toghe è, naturalmente, terra terra, una questione di pecunia. Per far fronte al caos della Giustizia il governo aveva pensato di estendere il periodo lavorativo di alcuni magistrati – naturalmente previo maggior esborso di soldi – in maniera da farli andare in pensione più tardi. Un modo per trattenere in servizio un po’ di più i magistrati più esperti e, perché no, più capaci. Apriti cielo. C’è solo da immaginarle le urla di dolore e di sdegno che si sono levate fra le toghe sindacalizzate e, soprattutto, ideologizzate, per questa misura che avrebbe avvantaggiato alcuni, a scapito di altri, sulla base di (giuste) regole meritocratiche.
Ma è bastato fare la voce grossa nelle felpate stanze che si affacciano su piazza Colonna per far cambiare idea a Matteo Renzi. Che gettata alle ortiche l’idea di applicare la meritrocrazia, ha accettato anche di rivedere questa faccenda. La soluzione: non restano solo i migliori ma anche le capre «almeno sino a quando non sarà coperto l’organico dei magistrati. Riteniamo ragionevole, per almeno il periodo transitorio fino alla copertura dell’organico, trattenere tutti i magistrati in servizio fino a 72 anni come è stato fatto per quelli prorogati».
«La maggiore preoccupazione» del sindacato delle toghe, giura Davigo, è rappresentato dalla «disparità di trattamento» che si è venuta a creare con il decreto che ha prorogato sino a 72 anni solo i vertici della Cassazione. Trovata una bozza d’accordo, dunque è tutto sistemato. Macché. «Il nostro argomento è stato ritenuto convincente, ma non è detto che la prendiamo come apertura – avverte Davigo – Noi abbiamo fatto presente che come Anm abbiamo deciso di dare appoggio ai magistrati che dovessero impugnare i provvedimenti» davanti alla Corte di Giustizia europea. E ricordando che la Corte ha già accolto analoghi ricorsi contro una legge dell’Ungheria, il presidente dell’Anm schiaffeggia Renzi: se questo avvenisse anche per l’Italia, «l’effetto sarebbe devastante».
Calate completamente le braghe, Renzi si aspetta una contropartita. C’è quella minaccia di sciopero che aleggia…. Ma Davigo, prontamente, lo gela. Lo sciopero dei magistrati? «Deciderà il Comitato direttivo centrale dell’Anm».