Allarme sushi “low cost”. Sequestrato a Roma un quintale di prodotti ittici

Allarme sushi etnico. A Roma è stato sequestrato un quintale di prodotti ittici in due ristoranti etnici, poi sanzionati, nella zona della stazione Termini, dove pullulano locali e bar gestiti da asiatici. È questo il bilancio dell’operazione che, sotto il coordinamento del Centro controllo Area Pesca della Direzione Marittima di Civitavecchia, è stata condotta dal personale specializzato della Capitaneria di porto di Fiumicino. Il blitz è la conferma dell’allarme che da settimane è esploso sopratttutto a Milano.

Sushi avariato, sequesti a Roma

Ispezionate strutture di ristorazione asiatica per verificare le modalità di conservazione dei prodotti ittici e del rispetto delle norme igienico-sanitarie, la documentazione di tracciabilità per individuare la provenienza degli alimenti, nonché la corrispondenza delle specie somministrate con quelle proposte nei menù. Solo uno dei tre diversi esercizi commerciali controllati ha risposto perfettamente alle regole; agli altri due ristoranti sono state comminate sanzioni amministrative per diverse irregolarità, per un importo totale di 5.500 euro. Tra il pesce sequestrato, molluschi bivalvi conservati in maniera impropria, e alimenti vari, in particolare carne, promiscuamente conservati nelle stesse celle frigorifere del pesce.

Allarme-salute anche a Milano

Anche a Milano è scattato l’allarme salute sul pesce crudo, lo sanno bene negli ospedali milanesi che ricevono sempre più casi da ricoveri per intossicazione da sushi mal conservato (tonno e pesce azzurro). Pesce che spesso viene proprio dagli “all you can eat” di sushi. La Ats sta cercando di comunicare ai cittadini i pericoli che possono derivare dai ristoranti cinesi non certificati. «Il sempre maggior consumo di pesce, crudo soprattutto, espone a rischi alimentari che un tempo erano marginali –  dice l’azienda sanitaria – i casi di sindrome sgombroide si moltiplicano, con rischi seri per soggetti particolarmente sensibili».