6000 migranti in un giorno solo: continua l’invasione nel Canale di Sicilia

Altri nove morti, quasi seimila migranti recuperati dalle acque del Canale di Sicilia in un solo giorno. Bastano questi numeri per riflettere sul fatto che per affrontare la questione migratoria serve ben più di una «Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione». Che guarda caso si celebrava proprio ieri, anniversario del naufragio di tre anni fa nel quale persero la vita 368 migranti. Per il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella «è una ferita aperta nella coscienza di ciascuno di noi e un monito per l’Europa intera», si legge su “la Stampa“.

Seimila migranti recuperati dalle acque del Canale di Sicilia

Quell’Europa di cui fa parte anche Victor Orban, che però non arretra di un millimetro e continua nella sua sfida a Bruxelles anche dopo il fallimento del suo referendum di domenica sulle quote. Ma la linea della controparte è più chiara che mai: non bisogna dare troppa corda al premier ungherese. E soprattutto, vista la delicatezza del tema, bisogna evitare di soffiare sul fuoco. All’indomani del voto, la Commissione ha scelto il profilo basso. Anzi, la decisione di annunciare proprio ieri la possibilità per gli agricoltori ungheresi di accedere a finanziamenti per 160 milioni di euro potrebbe non essere solo una coincidenza, ma anche un modo per ribadire i benefici dell’appartenenza alla Uè (certamente farlo tre giorni fa non sarebbe stato elegante).

Bruxelles: «L’Ungheria deve rispettare gli impegni presi»

Ma al di là di tutto, Jean-Claude Juncker sa di avere un’arma a suo favore: potrà sempre rinfacciare a Orban di non aver raggiunto il suo obiettivo (l’affluenza si è fermata al 43,4%, dunque la consultazione non ha valore legale). «Rispettiamo la volontà degli elettori ungheresi che hanno votato e di quelli che non hanno votato» ha detto ieri un portavoce dell’esecutivo, con una velata allusione al motivo del fallimento del referendum. Quello che è certo, dal punto di vista della Commissione, è che il voto di domenica non potrà rimettere in discussione il piano di redistribuzione dei rifugiati varato un anno fa. Non lo avrebbe fatto nemmeno in caso di un esito positivo. «L’Ungheria deve rispettare gli impegni presi», altrimenti la Commissione «si riserverà di decidere quali azioni intraprende re». Contro Budapest, ma non solo, visto che il piano di ricollocazione dei migranti, a causa delle resistenze di molti Stati, è agli occhi di tutti un fallimento. Il primo ministro ungherese però va avanti. Annuncia che proporrà delle modifiche costituzionali «nello spirito del referendum». E promette una «lotta contro la burocrazia di Bruxelles» e contro «la sinistra europea che ritiene utile l’immigrazione di massa».