10 indagati per l’incendio al palazzo dello stupro: tutti residenti esasperati

Residenti del quartiere esasperati dal degrado e dagli episodi di delinquenza che erano costretti a subire. Dunque non criminali, sembra perfino incensurati. Fra loro anche uno straniero, un sudamericano perfettamente integrato. Eccolo il gruppo, dieci uomini, nove italiani e un sudamericano – denunciati ora a Milano per incendio doloso e detenzione illecita di materiale esplodente – che il 4 settembre scorso, ha dato fuoco ad alcuni pagliericci all’interno dello stabile di via Adriano, l’ex-Rsa, una struttura abbandonata e occupata da senzatetto, abituale ricovero di stranieri e già al centro di polemiche per il pesante degrado e la percezione della sicurezza: proprio lì dentro l’8 agosto scorso un marocchino aveva sequestrato e violentato per ore un’italiana venticinquenne dopo averla minacciata con un coccio di bottiglia.
Secondo la Digos, all’origine del blitz contro quel palazzo abbandonato e degradato utilizzato da sbandati e delinquenti come ricovero per la notte, c’è proprio l’esasperazione dei residenti del quartiere: alcuni di loro, tra cui anche due dipendenti di un bar e uno straniero, un sudamericano, ben integrato nel tessuto sociale, hanno deciso di bruciare i pagliericci utilizzati dagi sbandati per impedire che vi tornassero a dormire.

Taniche di benzina e fuochi artificiali
per appiccare l’incendio ai pagliericci

Il gruppo avrebbe causato l’incendio utilizzando taniche di benzina e fuochi artificiali nel corso di una sorta di “blitz” scegliendo un momento in cui non c’era nessuno all’interno dell’edificio.
Le testimonianze di alcuni cittadini che avevano dato l’allarme e le immagini estrapolate dalle telecamere municipali hanno permesso di appurare che quel giorno un gruppo di dieci persone entrò, in pieno giorno, nello stabile, portando al seguito taniche di benzina e fuochi artificiali, alcuni fatti esplodere, altri rinvenuti poco dopo sul posto.
I successivi accertamenti hanno portato all’individuazione di dieci persone, tutti residenti nella zona, nei confronti delle quali sono poi stati emessi dalla magistratura i decreti di perquisizione.
Il gesto, come serenamente ammesso dalle stesse persone perquisite, è nato da un sentimento di risentimento ed esasperazione per le condizioni di tremendo degrado in cui era tenuto stabile e, soprattutto, per alcuni episodi di delinquenza cui è stata data la responsabilità agli occupanti del dormitorio, in particolare scippi e altri atti di vandalismo, non sempre denunciati.
Così, come tranquillamente spiegato dagli indagati agli investigatori, alcune persone del gruppo avrebbero deciso di dare una lezione agli occupanti abusivi, bruciandone i pagliericci e gli effetti personali, e avrebbero coinvolto altri conoscenti della zona: tutti, pur non conoscendosi tra loro se non di vista o comunque superficialmente, avrebbero deciso di partecipare alla spedizione.

Prima di appicare l’incendio si sono assicurati
che non ci fosse nessuno all’interno dello stabile

Al momento dei fatti, quando i fuochi sono stati accesi su due diversi piani dello stabile, non risulta vi fossero occupanti all’interno.
Tra le persone denunciate per aver appiccato l’incendio del 4 settembre scorso nel palazzo in via Adriano c’è, come detto, anche uno straniero definito “integrato”, un sudamericano che vive nel quartiere. Un fatto che confermerebbe la natura trasversale del blitz. Tanto che la Digos, che ha condotto le indagini, non ha ravvisato estremi ideologici tali da contestare l’accusa di razzismo.
Tutto è nato, in maniera sorprendentemente spontanea, da una sorta di semplice passaparola: «andiamo la e facciamogliela vedere. Io vengo, e porto uno che conosco». Non la si può definire neanche una banda, dato che alcuni nemmeno si conoscevano tra loro. In comune avrebbero avuto solo un bar come luogo di ritrovo abituale. E lì è nata, in maniera spontanea, la decisione di mettere fine a quegli atti di delinquenza e a quel degrado che infestavano il quartiere. Il segno di un’esasperazione divenuta oramai incontenibile per la folle politica del governo Renzi-Alfano di aprire le porte a tutti, in maniera indiscriminata, facendo entrare in Italia delinquenti e persone che non hanno alcuna volontà di integrarsi o di rispettare le leggi.

I numerosi appelli dei residenti ignorati
dal Comune amministrato dal centrosinistra

«Quello che è successo in via Adriano deve far capire al Comune a che punto è arrivata l’esasperazione delle periferie – dice Riccardo De Corato, ex vicesindaco e capogruppo di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale in Regione Lombardia -premesso che la giustizia fai da te non risolve i problemi,i residenti avevano più volte denunciato il degrado della zona, la totale mancanza di sicurezza e gli episodi di criminalità riscontrati nelle vie limitrofe al palazzo dismesso usato da nomadi, immigrati e senzatetto come dormitorio. Il Comune però non li aveva ascoltati. L’amministrazione di centrosinistra usa le periferie come tappeto sotto cui mettere tutti i problemi, caricandole di pesi che i milanesi poi devono tenersi sulle spalle. Sala e i suoi devono rendersi conto delle condizioni in cui versano le zone decentrate e dei problemi che i residenti non riescono più a sostenere».