Missione Nasa sull’asteroide Bennu: custodisce i segreti del big bang (video)

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Partirà giovedì notte la sonda Osiris-Rex, la missione spaziale progettata per raccogliere un campione di asteroide, in cerca dei mattoni della vita, e riportarlo a Terra nel 2023. Il lancio, programmato per le 01,05 ora italiana dalla base di Cape Canaveral con un razzo Atlas 5, potrebbe anche aprire le porte allo sfruttamento degli asteroidi come basi di rifornimento per i viaggi verso pianeti come Marte oppure nel trasformarli in miniere di metalli preziosi e elementi rari necessari al mondo dell’industria tecnologica. “Le analisi dei campioni che saranno prelevati dall’asteroide Bennu ci permetteranno di capire per la prima volta quale è l’origine della materia organica che più di 4 miliardi di anni fa, cadendo sulla Terra, ha dato l’avvio alla nascita della vita sul nostro pianeta”: a spiegarlo è John Robert Brucato, ricercatore dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) dell’Osservatorio Astrofisico di Arcetri e tra gli italiani coinvolti nello studio dei dati che arriveranno dalla missione.

L’asteroide Bennu è grande poco meno di 500 metri

Obiettivo di Osiris-Rex sarà Bennu, un asteroide grande poco meno di 500 metri e formatosi contemporaneamente ai pianeti del Sistema Solare. Contrariamente alla Terra, l’asteroide è però rimasto intatto sin da allora e per questo potrà raccontare moltissimi dettagli su ciò che avvenne allora. Bennu è interessante anche perché è considerato potenzialmente pericoloso: secondo alcune stime, elaborate dall’italiano Andrea Milani, dell’università di Pisa, ha una possibilità su 2700 di colpire la Terra nei prossimi 200 anni, e tra i vari obiettivi di Osisris-Rex c’è anche quello di capire come il vento solare sia capace di alterare le orbite degli asteroidi. Dopo un viaggio di 2 anni la sonda si metterà in orbita attorno all’asteroide per studiarlo e, dopo circa un anno di raccolta dati, si appoggerà” alla sua superficie. Osiris-Rex non scenderà su Bennu ma una volta arrivato molto vicino allungherà il suo braccio robotico (di 3 metri) e ne prenderà un campione. I materiali saranno poi messi in una capsula e spediti a Terra. Qui sarà possibile analizzarli con strumenti scientifici, anche in laboratori italiani, impossibili da portare nello spazio. A quel punto “tutta la nostra storia – ha spiegato Brugato – sarà raccolta sul palmo della mano e richiederà solo di essere decifrata utilizzando i migliori strumenti di analisi disponibili oggi nei laboratori di tutto il mondo”.