A Venezia applausi per “Piuma”, il film che sembra uno spot del Fertility Day

Il film Piuma, commedia leggera sull’amore e sulla bellezza della maternità, non poteva che indignare la critica militante della Mostra di Venezia. C’è chi ha urlato “vergogna”, alla fine della proiezione, altri hanno usato termini più pesanti e non riferibili neppure sul web. Eppure la pellicola di Roan Johnson, in concorso per l’Italia in questa 73/ma edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, pur essendo cento volte più efficace, non ha la pretesa di fare una campagna in stile Fertility Day alla Lorenzin.

“Piuma” più efficace di cento Fertility Day

Cosa racconta di così sconvolgente il film, tra l’altro ben girato e con bravi attori e che sarà in sala dal 20 ottobre con Lucky Red? Parla di due diciottenni alle prese con una gravidanza difficile da vivere per la loro evidente immaturità. Si tratta della dolce e fragile Cate (Blu Yoshimi) e del confusionario Ferro (Luigi Fedele). In controtendenza i due decidono che questa bambina, Piuma, alla fine vogliono tenerla. E così nella commedia seguiamo, mese per mese, la loro scombiccherata esistenza e soprattutto quella delle loro famiglie. Oltre a dover preparare la maturità, Cate e Ferro dovranno rinunciare all’atteso viaggio in Marocco. Alle mille difficoltà personali si aggiungono quelle delle loro famiglie. Cate vive con il padre separato (Francesco Colella), uno sbandato che, come dice la stessa figlia ”unico italiano che si e’ fatto lasciare da una rumena”. Per Ferro invece il piacere e le difficoltà di una famiglia piu’ strutturata, con padre toscano con un carattere sempre sopra le righe (un bravissimo Sergio Pierattini) e madre domina (Michela Cescon). E ancora, nella famiglia del ragazzo un nonno-nonno come Lino (Bruno Squeglia). Quello che succede a questi due ragazzi nei lunghi nove mesi di gravidanza è davvero inverosimile e alla stesso tempo rientra nei canoni della commedia leggera. E va detto che il film è davvero divertente, ma ha la colpa di trattare un tema-tabù per i critici, per la maggior parte figli dell’ideologia post-sessantottina. Fosse stato un film sul diritto all’aborto, avreste letto lodi sperticate. Ma l’elogio della maternità e della paternità per due diciottenni proprio non può passare. E mentre alla proiezione per la stampa sono fioccati fischi e insulti, a quelle in sala Grande aperta al pubblico “normale”, è stata tutta un’altra storia. Risate a scena aperta e dieci minuti di applausi ininterrotti alla fine della proiezione. Quasi sicuramente Piuma non vincerà alcun premio, verrà inondato di recensioni negative, ma può diventare il film con gli incassi migliori al botteghino. Perché ormai anche il pubblico pagante lo sa: la mamma dei critici radical chic, è sempre incinta.