Trattati come terroristi. Le vittime del salvabanche a Boschi: vogliamo i nostri soldi

Blindata la piccola città di Maria Elena Boschi per la manifestazione dell’Associazione Vittime del salvabanche: una precauzione decisamente eccessiva per blindare la ministra della riforme,  dopo che lo scorso 28 ottobre i manifestanti arrivarono furiosi fin sotto casa della ministra.

La forestale per difendere la Boschi

Un dispiegamento di forze  (con l’allerta della Forestale) mai visto  a Laterina,  minuscola cittadina vicina ad Arezzo (appena 3.500 abitanti) per “contenere” la seconda manifestazione pacifica dei risparmiatori frodati dal cosiddetto “salvabanche”. Neanche si trattasse di pericolosi terroristi dell’Isis. Il nuovo prefetto e il nuovo questore di Arezzo, dicono i maligni, volevano fare bella figura con la Boschi, visto che i loro predecessori (dopo la protesta del 28 febbraio) sono stati rimossi. La mobilitazione dei correntisti all’epoca costò la rimozione di alcuni dirigenti tranne che degli ex amministratori indagati della vecchia Banca Etruria, ai quali non è mai stato richiesto il sequestro preventivo dei beni.

«Ridateci i nostri soldi, siamo sul lastrico»

Circa 300 risparmiatori si sono radunati davanti alla chiesa della città procedendo come in una simbolica via crucis fino a piazza della Repubblica. Al grido di “Ridateci i nostri soldi” i manifestanti hanno lanciato facsimile di banconote mostrando striscioni con la scritta “Pd, partito dittatoriale”. Molti, infatti, sono ex elettori del Pd delusi dal tradimento della coppia Renzi-Boschi. «L’ho votato ma non lo beccano più il mio voto, finché campo», è una delle tante voci di piazza. «Questo governo ci ha tolto anche la dignità»,  dice Massimo Tinacci operaio di Empoli. «A me – dice un altro – hanno rubato 60mila euro che dovevano servire per i miei figli. Non voglio i soldi degli italiani. Rivoglio solo i miei». È la risposta alla sparata della Boschi alla festa dell’Unità che disse «Sono venuti qui a fischiare perché non sanno dove andare». Più che «alla Boschi» quelle urla sono rivolte «al Boschi», Pier Luigi, il padre della ministra, ex vicepresidente dell’istituto, che  si è ben guardato dall’incontrarli. «Una parte dei risparmiatori hanno trovato difficoltà ad arrivare in centro – spiega Letizia Giorgianni, presidente dell’associazione vittime del salvabanche – perché le due principali strade erano bloccate dalla polizia per impedire il passaggio davanti alla casa dei Boschi». Alla stazione i manifestanti sono stati fermati, fatti scendere, perquisiti, nemmeno si trattasse dei black-bloc al G8. «Ci hanno trattato come se fossimo delinquenti, ma i farabutti qui non siamo noi dicono alcuni – nemmeno ai mafiosi fanno cose simili. Tutto questo dispiegamento di forze dà l’idea che hanno paura». Eppure in quelle macchine, a parte tanta collera, c’erano solo trombe, fischietti e striscioni.