Toti rilancia il presidenzialismo: «È la riforma che serve all’Italia»

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Il referendum? «È la madre di tutte le battaglie». Parola di Giovanni Toti, consigliere politico di Silvio Berlusconi, governatore della Liguria ma soprattutto rivale principale di Stefano Parisi, che lo ha scalzato nel ruolo di delfino del Cavaliere. La scorsa settimana, in concomitanza con la convention milanese di Parisi con la società civile protagonista in segno di continuità con il disperso “spirito del ’94”, lui era al raduno leghista di Pontida insieme con il lombardo Roberto Maroni ed il veneto Luca Zaia a rappresentare le regioni governate dal centrodestra. Più distanti di così.

Toti: «Il testo della Boschi è inadeguato e pasticciato»

E meno male che Parisi ha accentuato il proprio “no” alla riforma costituzionale di Renzi. Se non l’avesse fatto, sicuramente Toti gli avrebbe lanciato qualche siluro dai microfoni di Rtl 102.5, dove è intervenuto proprio per parlare del prossimo referendum. E il giudizio di Toti è severissimo: «Questo è un referendum costituzionale che modifica la nostra Carta in modo improprio, inadeguato e inutile, anzi nocivo. E’ una riforma – ha aggiunto – che, dice Renzi, ridurrà i costi dello Stato; non è vero, è una legge che accentra tutto in un governo che si è dimostrato incapace e inadeguato a partire dalla spending review e che cancella ogni tipo di autonomia per le comunità locali».

Forza Italia per le macroregioni

Ma Toti non si è limitato a fare le pulci al testo che porta la firma del ministro Maria Elena Boschi,  ma ha allargato il discorso alle soluzioni che Forza Italia e il centrodestra introdurrebbero per correggere un sistema istituzionale che necessita di un urgente ammodernamento: «Serve una riforma costituzionale – ha infatti premesso Toti -, ma che ci porti verso il presidenzialismo, con un inquilino del Quirinale scelto direttamente dai cittadini, un reale monocameralismo, un reale Senato delle regioni come in Germania». Il presidenzialismo, tuttavia, non è l’unico punto toccato da Toti nel corso della sua intervista. Ampio spazio è stato infatti dedicato anche alle istituzioni delle marcoregioni, «cinque o sei massimo, che possano – ha auspicato – davvero esercitare i loro poteri in autonomia».