Toghe francesi buoniste all’italiana: anche a Nizza dicono si al burkini

È durata poco la messa al bando del burkini in Francia: demolita l’argomentazione legata a questioni di sicurezza. Ingoiato ogni minimo rigurgito di orgoglio identitario. Sancita e giustificata un’incondizionata resa alle ragioni religiose declinate al melting pot e, di fatto, assicurata una volta di più soggezione politica e sottomissione culturale alla nutrita comunità islamica d’oltralpe, uno ad uno i tribunali delle città francesi che avevano optato per il divieto del costume da bagno integrale scattato per motivi di sicurezza dopo gli attacchi terroristici nel Paese, stanno facendo dietro front.

Nizza, il tribunale sospende il veto al burkini

Contrordine compagni: in aperto contrasto con la presa posizione del premier francese Manuel Valls, che appena una settimana fa esprimeva sostegno al bando emesso da alcuni comuni francesi per il burkini in spiaggia, al termine di un’estate tragicamente macchiata da attentati jihadisti di matrice islamica, la strada imboccata – ancora – è quella della pacificazione. Del compromesso. Dell’adeguamento di chi ospita alle leggi e ai diktat di chi arriva. E così, dopo i ministri del governo, la gauche, i movimenti umanitari dei paesi europei, l’Onu e, da Ginevra, l’Alto commissariato che è arrivato a rallegrarsi della decisione della giustizia amministrativa francese che nei giorni scorsi – con sentenza del Consiglio di stato – ha sospeso il divieto anti-burkini in uno dei 30 comuni del litorale che da quest’estate avevano messo mano a verbali e multe contro il costume integrale, ora anche altri tribunali locali infieriscono contro la battaglia intestata al divieto del burkini, diventata ormai un boomerang in grado di colpire più lontano di quanto non sia stato lanciato. Con buona pace della parziale nudità dei seni della Marianne, storico simbolo della République, chiamato in causa –ahinoi vanamente – e a più riprese, dal premier Valls come imperituro simbolo di libertà.

Una battaglia di ricorsi e di ordinanze

E non è ancora tutto: nella guerra alla resa incondizionata alla mancata integrazione e in spregio al rispetto dei valori laici della repubblica francese, il Tar di Tolone, nel sud, ha da poco messo a segno un altro colpo a favore del costume integrale islamico e del suo utilizzo, sospendendo un’ordinanza anti-burkini adottata il 19 agosto dal sindaco del Front National di FrejusDavid Rachline. Nella disposizione del primo cittadino veniva vietato l’accesso alla spiaggia alle persone «senza un abbigliamento corretto, rispettoso dei buoni costumi e della laicità». Come nel caso della sospensione del divieto pronunciata la settimana scorsa dal Consiglio di stato, il Tar di Tolone giustifica la sua decisione con «l’assenza di rischi per l’ordine pubblico». E così, da una città all’altra della costa sud orientale francese il contagio di decreti e sopensioni sembra essere arrivato fino a Nizza dove – in linea con la decisione del Consiglio di Stato che la scorsa settimana aveva stabilito la sospensione di un provvedimento di questo tipo, ritenendolo lesivo delle libertà personali – la giustizia d’oltralpe ha sospeso il divieto di burkini sancito dalla città ferita al cuore dalla mattanza terroristica del 14 luglio scorso. Nei giorni scorsi, sempre come conseguenza di questa prima sentenza, diverse altre ordinanze municipali che vietavano l’uso di burkini sono state sospese. Alcuni sindaci hanno però affermato di non essere intenzionati a smettere di applicare i loro provvedimenti. La battaglia di carte, decreti, divieti e sospensioni prosegue, insomma, ma la guerra sembra essere ancora lunga…