Tanti auguri, Silvio. Le nostre differenze la vera ricchezza

Tanti auguri, Silvio Berlusconi. Chi mai ce l’avrebbe detto che t’avremmo conosciuto. Che t’avremmo frequentato. Che t’avremmo pubblicamente osannato e privatamente criticato. E che infine t’avremmo abbandonato. Nessuno. Nessuno c’avrebbe scommesso una lira, in quel complicato tramontare di secolo. Perchè neppure Nostradamus avrebbe potuto azzeccare una simile previsione. Mondi che più diversi e distanti non potevano essere che s’incontrano. L’industriale di successo insieme ai nipoti dei reietti della Storia. Noi alleati dell’uomo che col Biscione sulle reti scompagina i palinsesti della soporifera Tv statale, facendo di quella scatola un formidabile veicolo di distrazione di massa. E che, tuttavia, consentì a volti e argomenti tenuti in disparte di entrare anch’essi in ogni casa all’ora di cena. Chi ce l’avrebbe mai detto, caro Berlusconi, noi e Te a braccetto. Un’intuizione, la Tua, che a noi apparve più una ciambella di salvataggio che una possibilità di successo. E infatti fummo lì a sorridere e a manifestare sano scetticismo quando quell’incipitl’Italia è il Paese che amo” tracimò dagli schermi. Così come rimanemmo a guardarci più increduli che persuasi dinnanzi all’ampiezza inattesa di quel successivo risultato. Truppe moltiplicate, Palazzo conquistato. E perciò ancora a braccetto. A progettare e declamare. A puntualizzare e rimbeccare. Avremmo davvero, con tutto il cuore, voluto cambiare il mondo. Ma, alla fine, è stato proprio il nostro mondo a non capirci più. A voltarci le spalle. Ingolfati dal dettaglio, irretiti dall’omelia del politicamente corretto, adescati dal sacro principio dell’interesse nazionale: ecco come abbiamo smarrito il senso di quel fortunato incontro di fine secolo. Il senso di quelle nostre differenze che, messe insieme, erano pura ricchezza. È così che ci siamo persi. Ognuno nei suoi perché. Ognuno coi suoi distinguo. Ognuno con i suoi “buoni” motivi. Tanti auguri, Silvio Berlusconi.