Sull’Italicum Renzi fa l’«indiano». E non si accorge che rischia grosso

I grillini presentano un nuovo progetto di legge elettorale di impianto proporzionale e con le preferenze, ma solo per vincere più agevolmente con quella in vigore, l’Italicum, ipermaggoritaria e sostanzialmente basata su liste bloccate. Sembra un paradosso, ma non lo è. Piuttosto, è la spia di una confusione che regna sovrana cui ha contribuito non poco la scelta della Consulta di rinviare la decisione sulla costituzionalità dell’Italicum, già fissata al 4 ottobre. Ma, almeno per ora, il problema della legge elettorale non è la sua conformità alla Costituzione, è politico. E sta tutto nelle mani di Matteo Renzi.

Renzi in affanno su referendum e legge elettorale

È il premier che sull’Italicum ha messo la fiducia e ora tocca a lui, visto che si è detto disponibile ad introdurvi modifiche, a dimostrare di essere pronto a passare dalle parole ai fatti. E deve fissare modi e tempi, perché se il “come” è importante, il “quando” lo è ancor di più: incombe il referendum, cui l’Italicum – pensato solo per l’assemblea di Montecitorio – è strettamente imparentato per via dell’abolizione del Senato elettivo. Che cosa accadrebbe se i “no” dovessero prevalere sui “sì” facendoci ritrovare con due Camere e con una legge elettorale che ne prevede una sola? Ma anche in questo caso gli spazi di manovra sono alquanto ridotti: la sinistra Pd vuole il nuovo Italicum prima del referendum; il centrodestra sostiene la tesi opposta. Renzi, al momento, tenta di nascondere le sue difficoltà dietro un atteggiamento attendista e fintamente distaccato. Nel frattempo, usa le questioni internazionali per bottega di consenso interno – sempre più avaro di soddisfazioni – alla stregua dei caudillos sudamericani. Solo questo spiega perché dopo aver scondizolato per due anni intorno alla Merkel, ora si è messo a sparare a palle incatenate contro la , di cui la cancelliera è di fatto la leader.

L’illusione del 40% preso alle Europee del 2014

In realtà, più tempo passa e più appare chiaro che Renzi ha sbagliato ad interpretare il 40 per cento ottenuto dal Pd alle Europee del 2014 come il viatico per una cavalcata trionfale. Quel successo, figlio di tante cose, ha indotto il premier a commettere un errore di sopravvalutazione delle proprie forze e di sottovalutazione degli avversari. Si dice che puoi fregare una persona per molto tempo o più persone per poco tempo. Quello che però proprio non puoi fare, è fregare più persone per molto tempo. Renzi ha tentato di farlo. Per questo ora ha paura che il falso mito della “rottamazione” gli ritorni in faccia come un boomerang.