Si era convertito all’islam dopo le nozze uno dei due italiani rapiti in Libia

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I rapitori degli italiani in Libia sono noti alle autorità locali e in passato hanno effettuato imboscate contro auto e rapine. Lo riferisce il portavoce della municipalità di Ghat, Hassan Osman Eissa, all’Associated Press. Il portavoce ha detto che le autorità stanno indagando ma non ha voluto aggiungere altro. I due italiani, Bruno Cacace e Danilo Calonego, sono stati rapiti ieri mattina assieme a un cittadino canadese vicino la città di Ghat. Intanto si apprende che Danilo Calonego si era convertito all’Islam dopo il suo secondo matrimonio, con una donna marocchina. Proprio grazie ad un documento che attestava la sua adesione alla religione musulmana sarebbe riuscito a fuggire a un precedente tentativo di rapimento, nell’ottobre 2014, da parte di un gruppo di predoni nel deserto libico. Lo stesso Calonego ne aveva parlato in un’intervista rilasciata allora al Corriere delle Alpi. «Forse l’hanno visto, non lo so, – aveva detto riferendosi al documento – o forse il crocifisso che ancora porto al collo mi ha aiutato a uscire da quella situazione. Comunque ci hanno lasciati andare, rubandoci telefoni e camere e sparando una raffica di colpi in aria». Una testimonianza sulla quale però oggi a Sedico, anche da parte del sindaco del paese, Stefano Deon, non è stato possibile raccogliere ulteriori conferme. Nel bellunese vivono le due figlie avute da Calonego nel primo matrimonio, Simona e Pamela, due sorelle e l’anziana madre, 95enne.

Libia, il governo Sarraj promette il massimo impegno

«È troppo presto per definire i contorni e la reale matrice di questo evento», ha detto il capo dell’Unità di crisi della Farnesina, Claudio Taffuri, in merito al sequestro dei due italiani in Libia. La dinamica del sequestro dei due ostaggi italiani in Libia «è una dinamica purtroppo consueta: con delle auto che bloccano l’auto dell’obiettivo e portano via i sequestrati». Intanto il vicepresidente del Consiglio presidenziale del governo di unità libico, Moussa el Kouni, ha espresso una forte condanna del rapimento dei due italiani avvenuto ieri nel sud della Libia. Lo scrive il portale Alwasat. In un tweet el Kouni ha scritto che «il Consiglio presidenziale intensifica gli sforzi politici con i servizi di sicurezza e gli abitanti del sud di Ghat e le regioni di confine per trovare i sequestrati». In altri due tweet il vice di Sarraj si è poi riferito alla situazione che sta vivendo il suo Paese: «La Libia ha un gran bisogno di pace in questa fase cruciale della storia. Il vero nemico dei libici è uno solo: Daesh e bisogna unire gli sforzi per annientarlo». Putroppo va ricordato che il governo Sarraj ha scarso o nullo controllo sul territorio libico. Infine, si è appreso che il Copasir ascolterà in audizione il prossimo 4 ottobre il direttore dell’Aise, Alberto Manenti, sul caso dei due lavoratori italiani rapiti. Lo ha deciso lo stesso Comitato nel corso di una riunione oggi in cui si è fatto brevemente il punto sulle scarne notizie per ora giunte sulla vicenda.