Sale la febbre nel Pd. Renzi al veleno: «D’Alema? Esperto di lotta fratricida»

Sale la febbre nel Pd. La campagna per il referendum sta facendo deflagrare un partito già diviso da tante rivalità e reciproche antipatie. Il suggello finale a questa giornata di ordinaria rivalità piddina arriva in serata, quando Renzi lancia queste parole al vetriolo contro D’Alema. «D’Alema sui punti della riforma, per storia personale, è totalmente d’accordo. Ma siccome ha come obiettivo la distruzione di una persona e di un’esperienza, fa la sua battaglia. Auguri. D’Alema è un esperto di lotta fratricida in casa. Citofonare Romano Prodi e Walter Veltroni per sapere di che stiamo parlando. Se si fosse impegnato a combattere il centrodestra quanto ha combattuto i suoi compagni di partito, questo Paese sarebbe diverso». Il vaso di Pandora è scoperchiato e i venti di tempesta imperversano a largo del Nazareno.

Bersani: «Con Renzi finiamo nel burrone»

La giornata era cominciata con un colpo di clava di Bersani contro Renzi in una intervista rilasciata dall’ex-segretario del Pd a la Repubblica. «Come fa Renzi a non vedere quel che sta succedendo in Europa e nel mondo? Come fa a non sentire quel che ribolle sotto di noi… Io lo sento, lo sento. Si comporta da irresponsabile, così finiamo nel burrone. Eppure il 2018 è lì che arriva. E se lui dice che vince il Sì e tira dritto, senza cambiare l’Italicum, andiamo a finire contro un muro».

Anche Cuperlo attacca Renzi 

Nel corso della giornata, una dichiarazione di Renzi fa poi inuriare mezzo Pd. «Inutile girarci intorno: i voti di destra saranno decisivi al referendum. La sinistra, ormai, è in larghissima parte con noi».  Primo ad alzare la voce, Gianni Cuperlo: «Il referendum si vince a destra non è una bella frase detta dal segretario del Pd».

Renzi tenta di spiazzare la minoranza: «Pronto a cambiare l’Italicum»

Alla fine l’attacco a D’Alema, corredato da un tentativo di spiazzare la minoranza Pd. «A me costa fatica perché credo che l’Italicum sia la legge elettorale perfetta, funziona benissimo. Ma sono pronto a fare una discussione vera e anche a cambiarla. Perché la legge elettorale è meno importante del referendum, così come la mia carriera personale è meno importante del referendum. Mi va bene trovare le ragioni che ci uniscono». Renzi non fa che ribadire una disponibilità già manifestata. Ma è difficile che la manovra funzioni. Alla minoranza dem scotta  ancora  la beffa della mozione della maggioranza sull’Italicum passata alla Camera la scorsa settimana.