La rivincita della destra in Germania: Patria, famiglia e no all’islamismo

Il giorno dopo lo choc delle regionali m MeclemburgoPomerania Anteriore, che hanno segnato per la prima volta il sorpasso dei populisti di destra della AfD sulla sua Cdu, Angela Merkel si è assunta la corresponsabilità del tracollo. Il risultato, ha ammesso a margine del G20 m Cina, ha a che fare con le politiche migratorie, «io sono la leader del partito e la cancelliera, per i cittadini le due cose sono inseparabili, per cui sono ovviamente anche responsabile», si legge su “la Stampa”.

La vittoria dell’AfD nel land di Merkel conferma il trend

Merkel si è detta «molto insoddisfatta» del voto, ma non intende cambiar linea sui migranti: le decisioni dei mesi scorsi sono state giuste, adesso ognuno, «e io anzitutto», deve riflettere su come riconquistare la fiducia delle persone. Un messaggio lanciato a quanti, specie nella bavarese Csu, scalpitano per una correzione di rotta. C’è bisogno di un tetto al numero dei rifugiati e di rimpatri più rapidi, ha tuonato il segretario generale della Csu, Andreas Scheuer. Un ennesimo scontro tra Cdu e Csu su migranti, sicurezza e integrazione non farebbe che portare nuova acqua al mulino della AfD. La sua leader, Frauke Petry, è tornata all’attacco, tacciando la Cdu di «ignoranza» e «arroganza del potere». Più pesante il commento del suo vice, Alexander Gauland: «La Cdu è un guscio vuoto sul quale troneggia Frau Merkel». E Jörg Meuthen, che guida il partito insieme a Petry, si è spinto oltre: «Sul lungo termine vogliamo governare in questo Paese».

AfD crede «nella famiglia tradizionale come modello guida»

E pensare che un anno fa la AfD viaggiava nei sondaggi nazionali intorno al 4%. Poi è arrivata l’emergenza rifugiati, che ha finito per salvarla. Oggi riunisce diverse anime. Se l’ala neoliberale è passata in secondo piano dopo l’uscita di scena dell’ex numero uno Bernd Lücke, messo alla porta da Petry, è cresciuto invece il peso di due correnti: da una parte quella conservatrice, che si riconosce «nella famiglia tradizionale come modello guida», chiede «più bambini invece dell’immigrazione di massa», non vuole finanziamenti pubblici ai gender studies e si oppone alle quote rosa in quanto «ingiuste» (come si legge nel programma nazionale, approvato a maggio) e la cui esponente più nota è l’europarlamentare Beatrix von Storch, che a Bruxelles siede nel gruppo Efdd insieme al M5S e a Nigel Farage e ha definito il voto di domenica «l’inizio della fine dell’era Merkel»; dall’altra parte la “Nuova Destra”, più radicale nelle richieste e negli slogan, che è accusata di avere contatti con l’estrema destra e ha il suo punto di riferimento in Bernd Hocke, leader in Turingia (a Est). Petry prova a fare da trait d’union, non sempre con successo: la AfD è molto litigiosa al suo interno, sia a livello nazionale che regionale, anche se ciò non la danneggia agli occhi degli elettori.