Riforme, da Cernobbio il «sì» delle lobby. Ma poi litigano Monti e Boschi

Alzi la mano chi solo per un minuto ha pensato che dal “salotto” di Cernobbio, riunito dallo studio Ambrosetti, potesse arrivare una sola critica alle cosiddette riforme targate Renzi. C’è poco da fare: la rarefazione della democrazia si evince proprio da questi piccoli ma significativi dettagli: siamo in piena stagnazione, non c’è un solo parametro a insufflare un po’ di fiducia in quell’autentica bestia da soma che è la piccolissima, piccola e media impresa italiana, il debito pubblico continua a lievitare, ma per l’Italia delle lobby riunita in riva al lago di Como il governo va sostenuto e la sua sgangherata riforma costituzionale approvata. Musica per le orecchie di Maria Elena Boschi, presente al Forum, che di quel testo è la madrina: dal televoto organizzato nella giornata conclusiva tra i partecipanti è infatti emerso che il 75,9 per cento si esprime per il “sì”, il 15,2 per il “no” mentre il 7,1 è incerto e l’1,8 non voterebbe.

IL 76% dei partecipanti al Forum di Cernobbio approva il ddl Boschi

Ma a ravvivare la giornata finale del tradizionale appuntamento di Cernobbio, è stato l’inedito siparietto tra Mario Monti e la stessa Boschi sul valore delle riforme e soprattutto sull’impatto che produrranno sull’economia provvedimenti come jobs act, riforma del settore bancario e della Pubblica Amministrazione. Lo studio Ambrosetti ha valutato un aumento di consumi, redditi e valore aggiunto. Monti, al contrario, è stato decisamente più cauto ammonendo soprattutto a non caricare di eccessive aspettative la riforma costituzionale: «E non diciamo che ce la chiede l’Europa», ha polemicamente sottolineato rivolto alla Boschi. Significativo è il fatto che successivamente, davanti ai cronisti, l’ex-premier abbia glissato su quale casella barrerà al referendum. Diversità di vedute tra Monti e la ministra anche sui modelli da imitare, specialità – questa – tutta italiana. Monti indica addirittura la Grecia (per composizione e funzionamento delle istituzioni), offendo di fatti il petto alla Boschi che non ha rinunciato a vincere facile: «Per noi – è la sua replica – semmai il modello è la Germania».

Ma Brunetta avverte: «Il bicameralismo non è stato cancellato»

Ma il ministro non può fare a meno di ammettere che gli effetti della sua riforma cominceranno a vedersi tra «tre-quattro anni». È vero, ha aggiunto in risposta a Monti, «che questa riforma non ce la chiede l’Europa, ma ce la chiedono sia il buonsenso sia gli italiani, da almeno 30 anni». Più difficile per lei il botta e risposta con Renato Brunetta che nel suo intervento ha buon gioco a ricordare la «non abolizione del bicameralismo» dal momento che, ha spiegato il capogruppo di Forza Italia alla Camera, unico rappresentante dell’opposizione a Cernobbio dopo i polemici forfait del leghista Salvini e del pentastellato Di Maio, «resterebbero in in piedi 10 procedure legislative diverse».