Ricordo di Biagio Pace: presiedette la riunione del ’46 in cui fu fondato il Msi

Il barone Biagio Pace, di cui oggi ricorre l’anniversario della scomparsa, era colui che quel 26 dicembre 1946 presiedette l’ormai storica riunione nello studio del padre di Arturo Michelini, a Roma, in cui venne fondato il Movimento Sociale Italiano. E non fu una scelta casuale, quella di indicare Pace come presidente: Pace, che era anche un archeologo di chiara fama, classe 1889, attraversò tutto il fascismo, aderendovi convintamente sin dall’inizio. Ricoprì numerose cariche di responsabilità, fu parlamentare per il Partito nazionale fascista per tre legislature, aderì alla Repubblica Sociale Italiana. Nato a Comiso, in provincia di Ragusa, da una famiglia nobiliare appartenente all’aristocrazia terriera, nel 1909 si iscrisse alla facoltà di Lettere di Palermo dove ebbe comune insegnanti, tra gli altri, Giovanni Gentile, Nicola Zingarelli, Gaetano Mario Columba. Nel 1913, per i suoi meriti scolastico, ottenne una borsa di studio dall’università di Atene, grazie alla quale poté dedicarsi alla sua passione di archeologo militante, non solo nell’Ellade, ma anche nella sua Sicilia, in Turchia, in Asia Minore e in altri importanti siti archeologici. Di tutte queste peregrinazioni ci ha lasciato un abbondante materiale pubblicistico e memorialistico non solo di carattere storico, ma anche politico-militare e diplomatico. Vicino ai nazionalisti, allo scoppio della Grande Guerra partì volontario combattendo come ufficiale sul Carso. Nel 1917 ottenne la cattedra di Archeologia all’università di Palermo ma non tralasciando il suo impegno politico, nel 1924 si candidò alla Camera e fu eletto, così come nel 1929 e nel 1934. Aveva aderito al fascismo nel 1922 e alla Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale l’anno successivo. Pur proseguendo la sua attività di docente di archeologia, a Pisa, a Napoli (dove fu preside) e Roma, Pace nel 1933 fu presidente del Consiglio superiore per le Antichità e le Belle Arti.

Biagio Pace varò due importanti leggi sulla tutela artistica

Ma il suo spirito continuava a essere diviso tra archeologia e impegno politico: così nel 1935 partì volontario per la guerra d’Etiopia come seniore delle Camicie Nere, combattendo al passo Uarieu. Raccontò anche questa esperienza nel libro Tembien, note di un legionario della 28 Ottobre in Africa Orientale. Contribuì profondamente all’elaborazione e al varo, nel giugno 1939, di due importanti leggi: quella sulla Tutela delle cose di interesse artistico o storico e quella relativa alla Protezione delle bellezze naturali. A detta di tutti, due rivoluzionari dispositivi normativi destinati a rappresentare per tutto il secolo, non solo in Italia, il punto di riferimento in materia di gestione dei beni culturali e ambientali. Nel 1943 gli fu assegnato dall’Accademia d’Italia il Premio Mussolini per le scienze morali e storiche. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 aderì alla Repubblica Sociale. Sottoposto dai vincitori a processo di epurazione per il suo impegno nella Rsi, fu sospeso dalle sue funzioni e incarichi. Ma il suo ricorso al Consiglio di Stato fu accolto, non ravvisandosi gli estremi per la sua epurazione, e nel 1949 fu reintegrato a pieno titolo. Morì improvvisamente nella sua città, Comiso, il 28 settembre 1955, lasciando la moglie Elisabetta, sposata nel 1926, e i due figli Salvatore e Carlo. Per finire, ci piace ricordare che si meritò due medaglia di bronzo al valor militare e due croci di guerra al valor militare. La scelta conseguente a tutta la sua vita non poteva che essere che quella di fondare un partito che raccogliesse tutti gli ex combattenti della Rsi e tutti gli italiani che avevano provato vergogna l’8 settembre. Nel 1947 fu eletto nella giunta esecutiva del Msi. Era di questa tempra e di questa qualità che erano fatti i padri fondatori della fiamma tricolore missina.