“Renzismo” ko. Pure per “Repubblica” si stava meglio quando si stava peggio

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Se persino la superantiberlusconiana Repubblica è costretta ad ammettere che si stava meglio quando si stava peggio, vuol dire che il “renzismo” come motore della ripresa economica è davvero alla canna del gas, come per altro già confermano gli allarmi di Confindustria e Confesercenti e le stime dell’export italiano mai così negative negli ultimi sette anni. Il confronto operato dal quotidiano diretto da Mario Calabresi tra le economie delle due Italie, quella del 2001 – ultimo anno della lira  – e quella attuale, risulta interamente a vantaggio della prima: «Matteo Renzi – scrive Luisa Grion – era un giovanotto di 26 anni che muoveva i primi passi in politica e Palazzo Chigi era stato appena conquistato da Silvio Berlusconi che governava fianco a fianco con Gianfranco Fini».

“Repubblica”: nel 2001 il pil cresceva all’1,8 per cento

Tutto vero. Peccato, però, che si omettano passaggi riferiti al clima politico di quegli anni quando proprio Repubblica menava la danza delle opposizioni. Eppure – ammette oggi a distanza di quindici anni lo stesso quotidiano – oggi l’1,8 per cento di crescita del pil di quell’anno «sembra un miraggio irraggiungibile» senza contare che fino al fatidico attacco alle Torri Gemelle dell11 settembre, «il futuro non sembrava poi così male». Ed era così qualsiasi parametro, stima o settore si vada ad analizzare: la disoccupazione giovanile sfiorava il 24 per cento, «oggi quasi il 37», la domanda interna «cresceva pur sempre al ritmo del 2 per cento, contro l’1 stimato oggi dai più ottimisti». E che dire del carovita, uno dei tormentoni dell’epoca? Fu proprio nel passaggio dalla lira all’euro che nella polemica politica entrò di prepotenza la famigerata “quarta settimana del mese”, quella cui sempre più famiglie non riuscivano ad arrivare senza indebitarsi. «Andare al cinema in una sala di prima visione – ricorda infatti Repubblica – costava in media 8 mila lire, poco più di 4 euro. Ora ne servono più o meno 8».

Scontiamo il deficit di fiducia. Lo diceva anche Berlusconi

Tutta colpa di Renzi, allora? Ci mancherebbe. Il problema, spiega il quotidiano, è la fiducia, «crollata dopo l’attentato dell’11 settembre» e mai più tornata. «Nemmeno il bonus da 80 euro – riconosce sconsolatamente Repubblica – ha rilanciato la domanda interna». Fiducia, insomma. Atteggiamento strettamente imparentato con quell’ottimismo che il Cavaliere al governo si sforzava di far riafforare e che l’antiberlusconismo all’opposizione ricacciava sdegnosamente bollandolo come surrogato ideologico della tv commeciale. Ora, invece, pare che non fosse poi così sbagliato spronare a pensare in positivo. Forse Repubblica ha proprio ragione: si stava meglio quando si stava peggio.