Regeni, l’Università di Cambridge invia nuovi documenti: sarà la volta buona?

Un vertice che potrebbe segnare la svolta nelle difficili indagini per la morte di Giulio Regeni, il giovane ricercatore italiano trovato privo di vita nel febbraio scorso al Cairo. Sarà la volta buona per arrivare a una verità? Scatta oggi la due giorni a Roma che vedrà intorno allo stesso tavolo magistrati italiani ed egiziani che da otto mesi cercano la verità sulla morte del giovane friulano trovato privo di vita e massacrato sulla strada tra la capitale egiziana ed Alessandria, sul corpo evidenti segni di violenza. Intanto dall’Inghilterra arrivano documenti dall’Università di Cambridge su richiesta di pm romani e attesi da mesi. Al vertice parteciperanno, per l’Italia, il procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone, e il sostituto Sergio Colaiocco. Per gli egiziani saranno presenti il procuratore generale, Nabil Ahmed Sadek, e il team di quattro magistrati che si occupano del caso. Le riunioni, per motivi organizzativi e di sicurezza, si terranno alla Scuola di polizia di via Guido Reni, nella struttura dove si tenne il precedente incontro tra autorità giudiziarie, avvenuto il 7 aprile scorso.

Caso Regeni, novità dall’Inghilterra

Ma le novità potrebbero arrivare dall’Inghilterra. Fonti giudiziarie affermano che nei giorni scorsi l’università di Cambridge, rispondendo ad una rogatoria, ha inviato ai pm di Roma una serie di documenti. Regeni si trovava al Cairo per svolgere una ricerca per conto dell’università inglese. Sono previste tre sessioni di lavoro, tra giovedì pomeriggio e venerdì. Obiettivo dei magistrati italiani è ripartire dall’ultimo incontro, terminato con un nulla di fatto, per arrivare a riscontri concreti su chi e come ha causato la morte di Giulio. I magistrati italiani attendono risposte dai collegi del Cairo e fondamentale sarà lo scambio di atti legato alle richieste arrivate tramite rogatoria a cominciare dai dati sulle celle telefoniche. Il tema era stato motivo di rottura nel precedente incontro, e anche nelle settimane successive alla riunione, dal Cairo si era sottolineata l’impossibilità, per «motivi di sicurezza», di fornire i dati chiesti da Roma e ritenuti indispensabili alle indagini. Dal canto loro, i magistrati italiani consegneranno ai loro omologhi egiziani le ultime verifiche tecniche effettuate sul contenuto del pc di Giulio Regeni e alcune informazioni relative alle sue frequentazioni e ad aspetti della sua vita privata nel periodo compreso tra la fine del dicembre 2015 e il 4 gennaio 2016, quando il ragazzo fece rientro in Italia per le festività natalizie.