Rampelli: «Cresce il fronte del No. Serve una svolta presidenzialista»

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«Chissà perché oggi sono disposti a cambiare l’Italicum. Segno che il fronte del no sta crescendo e la paura di una sconfitta in casa Renzi comincia a dilagare. Le nostre ragioni del No sono legate in particolare alla mancata svolta presidenzialista, l’elezione diretta del presidente della Repubblica, il sindaco d’Italia, è sempre stata per noi la madre di tutte le riforme». È quanto dichiara il capogruppo di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale Fabio Rampelli. “Renzi -continua Rampelli –  ha avuto meno coraggio di D’Alema e Berlusconi e ha preferito lasciare l’elezione del Capo dello Stato nelle mani di accordi parlamentari, anzi extraparlamentari, anzi di segreterie di partito, per l’esattezza di fazioni di partito. Così si mantiene la consuetudine italiana di avere un Capo dello Stato di Palazzo che attraverso manovre di Palazzo possa continuare a nominare capi del Governo di Palazzo”, aggiunge. “Marionette nelle mani di altri poteri che gestiscono l’Italia sulla pelle dei cittadini. Il referendum è dunque lo strumento per provare a rompere questa catena, il cavallo di Troia per entrare nella ‘cittadella'”, conclude Rampelli.

Anche Calderoli interviene sul tema del referendum. «Quello che ormai è chiaro – dice l’esponente della Lega  – è che vinceranno i No, e che più pesante sarà la sconfitta tante più probabilità ci saranno per lui di andare a casa perché, al di là dei suoi continui giravolta sulle dimissioni (di Renzi n.dr) , dubito che possa riuscire a trovare ancora una maggioranza in Parlamento dopo che verrà travolto da un risultato schiacciante».

Oltre a esponenti del centrodestra Rampelli e a Calderoli, anche dal fronte del centrosinistra sono arrivati nella giornata di oggi  (all’indomani  dell’attacco di D’Alema a Renzi) diversi interventi in favore del No. «È  davvero preoccupante e al tempo stesso stupefacente – dice ad esempio il senatore del Pd Federico Fornaro – dal governo, da ultima la ministra Boschi in un’intervista a La Stampa, continuino a non arrivare parole chiare sulle modalità di elezione del nuovo Senato e che si continui ad ignorare la proposta di legge presentata pubblicamente nel gennaio scorso e sottoscritta da 24 senatori Pd».